BusinessLa calzatura italiana verso la candidatura all’Unesco
Il progetto è sostenuto dal Mimit e dalle principali regioni della filiera tricolore. Ufficializzato il comitato promotore, presieduto dalla Assocalzaturifici di Giovanna Ceolini
Prende il via la corsa della calzatura italiana verso il riconoscimento internazionale. In occasione dell’assemblea generale 2026 di Assocalzaturifici, ospitata nel Salone degli arazzi del Mimit-Ministero delle imprese e del Made in Italy, è stato ufficialmente svelato il percorso di candidatura alla lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e annunciata la costituzione del comitato promotore che guiderà il progetto. Presieduto da Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, il comitato riunisce Museimpresa, Cercal e Politecnico calzaturiero, con il supporto scientifico della Cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza.
L’obiettivo è costruire il dossier di candidatura coinvolgendo l’intera comunità dei praticanti, dalle imprese ai territori, fino alle nuove generazioni chiamate a preservare e tramandare il patrimonio di competenze che caratterizza uno dei comparti simbolo del Made in Italy. Ad aprire i lavori è stato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. «La calzatura italiana rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del nostro sistema produttivo», ha dichiarato il numero uno. «Sosteniamo questa iniziativa perché valorizza un patrimonio di competenze nato nei distretti industriali italiani e fondato sull’equilibrio tra tradizione, innovazione e qualità del lavoro. Significa rafforzare un modello produttivo che distingue l’Italia nel mondo».
Al centro del dibattito anche il tema del capitale umano e del ricambio generazionale. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha evidenziato il ruolo della formazione tecnico-professionale nel rafforzare il collegamento tra scuola e impresa e nel sostenere l’evoluzione delle competenze richieste dal settore manifatturiero. La candidatura può già contare sul sostegno delle principali regioni della filiera, quali Lombardia, Veneto, Marche, Puglia, Campania, Emilia-Romagna e Toscana. Durante l’incontro è stato inoltre approfondito il tema della memoria d’impresa e della trasmissione del know how. Giovanna Ferragamo Gentile, presidente della Fondazione Ferragamo, ha infine richiamato il valore della continuità tra creatività, tecnica e produzione. (riproduzione riservata)
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