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Beauty

I volti del beauty di Soul and skin

Per il secondo anno consecutivo, è confermata la sezione di Pitti fragranze dedicata a soins, haircare, make-up e alla cura della persona di realtà indipendenti, con un numero raddoppiato di espositori. «Metà dei brand sono esteri, a conferma dell’appeal del salone», sottolinea a MFF Valeria Santoni, responsabile di manifestazione 

di Paola Gariboldi
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Un’immagine Perennae (courtesy Perennae)
Un’immagine Perennae (courtesy Perennae)

Entrare nel mondo beauty è complesso per un brand ma lo è anche per una manifestazione fieristica. Eppure Pitti fragranze ha voluto cimentarsi nell’impresa. Così, dallo scorso anno ha inserito Soul and skin, area riservata ai marchi di bellezza indie. MFF ne ha parlato con Valeria Santoni, responsabile di manifestazione, che di questo spazio si è occupata in prima persona.

Perché avete deciso di confermare Soul and skin dopo il debutto dello scorso anno?
In realtà non ci siamo mai posti il problema. Lo spazio è nato per dare visibilità a un comparto che è sempre stato presente a Pitti fragranze ma in modo promiscuo ai profumi. Il mercato ci ha dato ragione: 13 dei 16 brand presenti dello scorso anno avevano confermato per il 2026 già a settembre scorso, a fine edizione. L’entusiasmo è stato tale che abbiamo raddoppiamo sia spazi sia numero di espositori, con l’obiettivo di arrivare a circa 30 marchi.

Il concetto di Soul and skin non è solo skincare.
Esatto. L’idea è di rappresentare il beauty a 360 gradi: skincare, haircare, make-up, cura della persona, tutte estensioni naturali al mondo delle fragranze. Siamo consapevoli che il concetto di beauty e benessere si fa sempre più ampio.

Quanto pesa la componente internazionale?
Circa la metà dei brand sono italiani, gli altri arrivano da Germania, Austria, Giappone, Svezia, UK, Bulgaria e Turchia, cui si aggiunge la Corea del sud, con uno spazio dedicato. È la dimostrazione che Pitti fragranze sta costruendo una reputazione internazionale anche nel beauty.

Come selezionate i marchi?
È un lavoro che dura tutto l’anno. Alcune aziende ci contattano, altre le scopriamo attraverso viaggi, ricerca e networking. Ogni candidatura viene valutata con il comitato tecnico, approfondendo storia del brand, posizionamento, obiettivi commerciali e la capacità di dialogare con il pubblico della manifestazione. L’obiettivo è creare il miglior incontro possibile tra espositori e buyer.

Una foto di prodotti Angela Laganà (courtesy Angela Laganà)
Una foto di prodotti Angela Laganà (courtesy Angela Laganà)

Quali sono i vostri criteri di selezione dei beauty brand?
Cerchiamo progetti con una forte identità, formulazioni di qualità, ricerca e competenza sulle materie prime, un’estetica curata e un rapporto qualità-prezzo credibile. Oggi funzionano meglio linee essenziali, facilmente comprensibili, adatte anche ai concept store.

L’offerta di quest’anno è molto eterogenea. C’è un filo conduttore tra i brand?
Molti condividono la capacità di unire tradizione e innovazione. Partono da patrimoni territoriali o familiari e li reinterpretano attraverso la ricerca scientifica contemporanea. Penso ai giapponesi Warew e il loro aging-care basato su estratti attivi di un frutto utilizzato da secoli per i suoi benefici, ma anche a Luce di Sorrento e al suo skincare che sviluppa i benefici neurocosmetici del limone.

Ci sono storie originali?
Sicuramente Obayaty, cosmetica maschile d’avanguardia, fondato dal cantautore, compositore e produttore musicale svedese Max Martin (ha scritto canzoni per Celine Dion, Backstreet boys, Taylor Swift e Coldplay, ndr.). È un esempio di come il beauty indie stia attirando figure di successo da settori completamente diversi, arricchendo il panorama con nuove e personalissime narrazioni. Ho adorato Angela Laganà e la sua cosmesi artigianale che crea prodotti per corpo e capelli con acqua dinamizzata. Ma sono tanti a portare a Firenze belle storie e idee sorprendenti.

Un prodotto Bakel (courtesy Bakel)
Un prodotto Bakel (courtesy Bakel)

Alcuni sono marchi italiani, ma come stanno performando secondo lei?
Il know-how italiano è straordinario, ma spesso non riesce a guadagnare i riflettori. Possiamo crescere ancora molto nella costruzione del brand. Il che è strategico perché oggi packaging, comunicazione, identità visiva sono elementi decisivi, quanto la qualità della formula, per conquistare successo e visibilità. Diciamo che ci sono pionieri che aprono la strada e sono con noi dallo scorso anno: penso a Bakel, a Perennae, a Insium, a HöbePergh,

Oggi il consumatore sembra chiedere qualcosa di diverso rispetto al semplice concetto di clean beauty. Lo riscontrate anche voi?
Verissimo. Il rapporto diretto con i founder rimane fondamentale e a Soul and skin molti saranno presenti per raccontare il proprio lavoro. Ma oggi il mercato chiede anche evidenze scientifiche: brevetti, ricerca, principi attivi documentati e trasparenza nelle formule. Non basta raccontare una bella storia, occorre dimostrare l’efficacia dei prodotti. È questo, a mio avviso, il prossimo step per la cosmetica indipendente.

Kode Corea, focus sulla ricerca del paese asiatico

Anche la Corea è a Firenze. Grazie alla partnership con Kocca-Korea creative content agency, il salone ospiterà un corner dedicato a quattro brand selezionati per essere i testimoni di quanto la cosmetica del paese asiatico sia tecnologica e innovativa nell’ambito del progetto Code Korea. Si passa da Dermathod, casa che sviluppa originali formule per il pubblico e per medici estetici, alla beauty vegana di Deardot, sette prodotti di routine essenziale con un elegante eco-packaging. Ci saranno roll-on con sieri no-age di Varol e le formule in stick solidi di Purepeak, dal detergente viso alla protezione solare Spf50. Ideali per dribblare le dogane. Una dimostrazione del peso crescente che ha conquistato la K-beauty sui mercati di tutto il mondo. (riproduzione riservata)

The faces of indipendent beauty ventures take the stage at Soul and skin with 30 brands

Entering the beauty world is challenging for a brand, but it is equally complex for a trade show. Yet Pitti fragranze decided to take on the challenge. Last year, it introduced Soul and skin, a dedicated area for indie beauty brands. MFF spoke with Valeria Santoni, the show's manager, who personally oversaw the project.

Why did you decide to continue Soul and Skin after its debut?

Actually, we never questioned whether to continue it. The space was created to give visibility to a segment that had always been present at Pitti fragranze but was previously mixed in with fragrance brands. The market proved us right: 13 of the 16 brands that exhibited last year had already confirmed their participation for 2026 by the end of last September’s edition. The enthusiasm was so strong that we doubled both the exhibition space and the number of exhibitors, with the goal of reaching around 30 brands.

Soul and skin is not just about skincare.

Exactly. The idea is to represent beauty in its broadest sense: skincare, haircare, make-up, personal care.

How important is the international component?

Around half of the brands are Italian, while the others come from Germany, Austria, Japan, Sweden, the UK, Bulgaria and Türkiye, with South Korea also represented through a dedicated pavilion. This demonstrates that Pitti fragranze is building an international reputation in the beauty sector.

How do you select the brands?

It is a year-round process. Some companies approach us directly, while others we discover through travel, research and networking. Our goal is to create the best possible match between exhibitors and buyers.

This year’s offering is very diverse. Is there a common thread among the brands?

Many share the ability to combine tradition with innovation. They draw on local or family heritage and reinterpret it through contemporary scientific research. For example, the Japanese brand Warew has developed an ageing-care line based on active extracts from a fruit that has been valued for centuries for its beneficial properties. Another example is Luce di Sorrento, whose skincare line explores the neurocosmetic benefits of lemons.

Are there any particularly original stories?

Certainly. Obayaty, an avant-garde men’s cosmetics brand, was founded by Swedish singer-songwriter, composer and music producer Max Martin. It is a perfect example of how indie beauty is attracting highly successful figures from completely different industries, enriching the market with fresh and deeply personal narratives. I also loved Angela Laganà and her artisanal cosmetics line, which creates body and haircare products using dynamized water.

Some of these are Italian brands.

Italian know-how is extraordinary, but it often struggles to gain the recognition it deserves. We still have significant room for improvement when it comes to brand building. We already have pioneers leading the way, many of whom have been with us since last year, including Bakel, Perennae, Insium and HöbePergh.

Consumers seem to be looking for something beyond the simple concept of clean beauty. Are you seeing the same trend?

Absolutely. Direct interaction with founders remains essential, and many of them will be present at Soul and skin to tell their stories firsthand.

Code Korea, focus on research

South Korea will also have a strong presence in Florence. Thanks to a partnership with Kocca-Korea Creative Content Agency, the show will host a dedicated corner featuring four brands. The selection ranges from Dermathod, a company developing original formulations for both consumers and aesthetic medicine professionals, to the vegan beauty line of Deardot. Visitors will also discover Varol age-defying serum roll-ons, alongside Purepeak’s solid stick formulas. (all rights reserved)

Orario di pubblicazione: 08/09/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 08/09/2026 19:00
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