Svolta green negli Etf Hsbc
Anche l’asset manager internazionale abbraccia la filosofia sostenibile nei nuovi Etf lanciati su ETFplus
HSBC Global Asset Management ha listato a inizio luglio in Italia tre nuovi Etf azionari sostenibili. Si tratta di HSBC Europe Sustainable Equity, HSBC Japan Sustainable Equity HSBC USA Sustainable Equity, che univocamente cavalcano l’imponente tendenza dei prodotti che utilizzano filtri di sostenibilità per costruire il portafoglio finale. I tre prodotti passivi fanno parte di una nuova generazione di Etf sostenibili lanciata da HSBC Global Asset Management a livello internazionale, che inserisce lo stile di investimento green a basso costo sui mercati azionari sviluppati ed emergenti, a livello globale, regionale e nazionale. Il basso costo (Ter che oscillano per questa gamma tra lo 0,15% e lo 0,20% annuo) è ottenibile anche per via del provider dell’indice utilizzato, Ftse Russell. Gli Etf replicano infatti gli indici di nuova creazione Ftse Russell ESG Low Carbon Select, sviluppati e personalizzati da HSBC in collaborazione con il fornitore degli indici. Oltre a puntare a un incremento del 20% dello score ESG, questi indici si concentrano su due aree della carbon exposure: una riduzione del 50% delle emissioni di carbonio e un taglio del 50% delle riserve di combustibili fossili rispetto all’ indice originario che non adotta filtri ESG. L’approccio utilizzato è fondato su tre pilastri e prende in considerazione anche la neutralità del paese e del settore, all’interno di determinati intervalli, rispetto agli indici di capitalizzazione di mercato di riferimento, incorporando al contempo una lista di esclusione personalizzata basata sui principi del Global Compact delle Nazioni Unite e su altri fattori di sostenibilità. Grazie a questi nuovi listing l’offerta di HSBC AM di Etf in Italia sale a 24 prodotti. La svolta sostenibile da parte della società passa anche attraverso il nuovo servizio HSBC ESG Portfolio Reporting. Che permetterà agli asset owners e ai gestori di avere accesso, con aggiornamenti con cadenza mensile, a misure indipendenti in merito al rispetto dei principi di sostenibilità negli investimenti. Il servizio si baserà sui giudizi espressi da nomi quali MSCI, Sustainalytics e Vigeo Eiris. L’area di investimento più gettonata dagli operatori nelle ultime settimane è quella europea, per via delle azioni adottate dai governi mirate allo stimolo della ripresa economica. Approfondiamo quindi le caratteristiche dell’Etf HSBC Europe Sustainable Equity, che replica l’indice FTSE Developed Europe ESG Low Carbon Select. Un elemento interessante è che il paniere è composto sia da azioni a grande capitalizzazione che da medium caps, il che permette di raggiungere anche società con business particolari e l’allocazione settoriale si basa sulla classificazione ICB. La riduzione di dimensionalità del campione è molto importante, ed infatti se il Ftse Developed Europe può vantare ben 587 società che lo compongono il nuovo benchmark sostenibile si limita a 228 azioni. Tra l’altro le prime dieci società valgono il 42% circa del nuovo benchmark, mentre la diversificazione nell’indice originario è molto più estesa. E’ invece in linea il dividend yield, interessante in tutti i casi in quanto prossimo al 3,7% lordo. Notevoli le differenze in termini settoriali, mentre a livello geografico gli scostamenti sono minimi: domina infatti il Regno Unito (25% circa), seguito da Francia (17%), Svizzera (15%), Germania (14%), Paesi Bassi (6,5%), etc. Mentre il breakdown settoriale fa la differenza. Le risorse di base, rispetto all’indice originario, passano dal 6,2% al 1,7%, gli industriali scendono del 4% a vantaggio dei beni di consumo, ed anche i finanziari vantano il 5% circa di vantaggio nel nuovo benchmark sostenibile. Il singolo titolo a maggior peso è la svizzera Nestle, che vale oltre il 10% dell’indice, seguito dal 5% circa di Reckitt Benckiser. Queste differenze non portano però a incrementi di volatilità, che anzi risulta leggermente inferiore per la versione ESG. Il drawdown a 3 anni si limita al 33,3% per l’indice con filtri etici, rispetto al -35,4% dell’indice standard; e anche quest’anno si evidenziano un paio di punti percentuali a vantaggio in merito alla massima discesa osservata. I rendimenti restano allineati al mercato, con leggere sottoperformance negli anni rialzisti bilanciate da lievi extra-rendimenti nei momenti di difficoltà dei mercati. (riproduzione riservata)