Credit Suisse punta su Etf ESG
Si ripresenta dopo alcuni anni il player svizzero, attraverso un’offerta concentrata su sottostanti azionari a responsabilità soc
Come preannunciato un mesetto fa Credit Suisse AM rientra nel mercato degli Etf. Attraverso una proposta iniziale focalizzata su tre sottostanti, che diventano quattro prodotti in quanto per la scelta geografica World si offre l’opzione con o senza rischio di cambio. La decisione di rientrare in questa industria, spiega la controllata attiva nel risparmio gestito del gruppo svizzero, è sostenuta dalla crescente domanda di prodotti liquidi negoziati, richiesta collegata alla digitalizzazione delle società fintech. I primi tre Etf sono quotati sulla Borsa svizzera, tedesca e in Borsa italiana ed interessano categorie in cui, secondo il gruppo, questi prodotti possono portare maggiore efficienza rispetto ai fondi passivi tradizionali. Ai vertici di Credit Suisse AM segnalano che tramite il core business della società, che si concentra sui fondi passivi, si dispone della massa critica, della tecnologia e delle competenze necessarie per cominciare a fornire Etf anche in segmenti d’investimento mirati, che vanno così ad integrare l’offerta esistente. E il trend ESG resta più che mai valido e da li ha deciso di partire Credit Suisse AM. L’obiettivo di investimento del comparto che in questo caso analizziamo, CS MSCI World ESG Leaders Blue, è replicare il più fedelmente possibile il rendimento al netto dei costi dell’indice MSCI World ESG Leaders Index. Per questo prodotto, come già accennato, sono disponibili due classi ed in questo caso prendiamo in considerazione quella con rischio di cambio coperto. L’indice MSCI World ESG Leaders è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato e fornisce un’esposizione a società che presentano posizionamento elevato in termini di criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) rispetto ad altre società operanti nel medesimo settore. La metodologia adottata da MSCI tiene infatti in considerazione il peso settoriale nell’indice originario, MSCI World, con l’obiettivo di ottenere un indice social responsible ma che non si scosta significativamente dal benchmark di partenza. Questo target viene raggiunto anche attraverso la presenza di almeno il 50% del peso originario di ogni singolo settore. La metodologia si poggia su tre livelli di approfondimento, rappresentati da MSCI ESG Ratings, MSCI ESG Controversies e MSCI ESG Business Involvment Screening. Il primo livello di selezione tiene in considerazione le analisi e i rating a livello societario in termini di gestione dei rischi ESG, generando -al pari dei rating creditizi- giudizi che oscillano tra AAA (massimo livello) e CCC, affiancati da un posizionamento in percentili che riflette il vantaggio o svantaggio rispetto ai peers dello stesso settore. Mentre i livelli Controversies e Business Involvment tengono invece in considerazione i principi dettati dal Global Compact delle Nazioni Unite e altre normative internazionali, anche in termini di restrizioni su specifiche attività quali armi, tabacco, energia nucleare, gioco d’azzardo, etc. L'indice MSCI World ESG Leaders è costruito aggregando diversi indici regionali ESG, che guardano alle aree pacifico, EMEA, Canada e Usa (per quest’ultimo si tengono in considerazione anche small-mid caps), e viene ribilanciato su base trimestrale. Il comparto può investire fino al 20% del proprio patrimonio in azioni e strumenti finanziari ad esse collegati emessi dallo stesso emittente al fine di replicare l’indice di riferimento, livello che in condizioni eccezionali può salire fino al 35%. Per le azioni di classe considerata, euro hedged, si utilizzano strumenti derivati a scopo di immunizzare tutte le esposizioni valutarie in portafoglio. Tutto questo si riassume in una riduzione di dimensionalità importante rispetto al paniere, i quanto se nel MSCI World sono oggi presenti oltre 1600 titoli nella versione ESG ne compaiono 778. Ma chiaramente l’indice resta altamente diversificato, e in termini di esposizione ai fattori si segnala un -oggi più che mai utile- sovraesposizione agli stili Quality e Low volatility. Gli Usa valgono il 63%, seguiti dal 8% circa del Giappone, 4% ciascuno di Uk e Canada, etc, per un totale di 23 Paesi. Dividend yield e P/e in linea all’indice originario, rispettivamente 2,55% circa e 18,7 circa. Le due azioni a maggior peso sono Microsoft e Alphabet, rispettivamente al 5,7% e 4%. (riproduzione riservata)