Etf green sull’immobiliare
Credit Suisse propone un prodotto passivo che guarda all’immobiliare mondiale con filtri social responsbile
Lo tsunami degli investimenti sostenibili investe qualsiasi tipologia di sottostante finanziario, e anche il settore immobiliare ne viene inevitabilmente coinvolto. In questa occasione ci occupiamo del recente listing di Credit Suisse Etf, che ha listato due prodotti con filtri social responsible dove uno di essi mira a replicare l’indice Ftse Epra Nareit Developed Green. La svolta della sostenibilità sappiamo essere partita in ambito azionario, passata nel contesto obbligazionario -dove presenta tuttora un ritardo rispetto all’equity in termini di copertura- ma abbraccia anche asset class nuove, come appunto l’interessante comparto immobiliare (indiretto, ovvero attraverso le società quotate che si occupano della gestione delle strutture e non gli immobili fisici). Di per sè già interessante sotto diversi profili, a partire dalla correlazione non eccessiva rispetto al mercato azionario e dal dividendo molto generoso, ed impreziosito appunto dall’utilizzo di filtri di sostenibilità per mitigare alcuni rischi. Nell’indice Ftse Epra Nareit Developed Green la selezione dei titoli si basa su due criteri di sostenibilità: la certificazione di edilizia eco-sostenibile e la sostenibilità energetica. L’indice utilizza la metodologia Ftse Global Factor per la valutazione in merito alla liquidità, capacità di produzione, diversificazione e fatturato delle aziende coinvolte. Mentre i filtri di sostenibilità che vengono adottati nell’indice tengono conto principalmente del tema del cambiamento climatico, attraverso l’analisi delle emissioni di carbonio e la valutazione dei certificati verdi delle componenti interessate. Vengono infatti utilizzate le certificazioni green building, che riflettono la quota del portafoglio immobiliare della società che è coperta appunto da una certificazione green, e l’utilizzo di energia fossile, attraverso la valutazione del consumo medio di energia per metro quadrato nel medesimo portafoglio immobiliare della società. Vi è una iniziale ponderazione sulla base dei due parametri appena descritti, ma entreranno in gioco altri fattori per giungere al peso finale dei titoli all’interno dei benchmark. Una delle problematiche che gli index provider devono affrontare nel contesto immobiliare interessa la scarsa copertura del database inerente i dati delle emissioni di carbonio. In media una società su cinque è in grado di offrire dati esaustivi e per risolvere questo limite negli indici FTSE Epra Nareit Green si adotta un approccio innovativo. Il punteggio di sostenibilità delle società è derivata dai dati inerenti le singole posizioni immobiliari nei rispettivi portafogli aziendali. Basandosi su un database di oltre 15 milioni di costruzioni mantenuto da GeoPhy, che copre il 93% circa del panorama immobiliare globale. Questi dati vengono incrociati con le certificazioni verdi, ottenendo una mappatura globale dell’efficienza energetica a livello di edifici. Questa classificazione viene così utilizzata per ottimizzare i pesi in portafoglio negli indici immobiliari green. Venendo ai dati odierni dell’indice si segnala innanzitutto un dividend yield dell’indice altissimo, pari al 4,6% lordo su base annua, che viene reinvestito nel fondo. Il gestore utilizza anche filtri settoriali e geografici per far si di avere un tracking error contenuto rispetto all’indice senza filtri social responsible. La volatilità calcolata è prossima al 25% annuo, e l’indice viene rivisto una volta all’anno. Il 22% del portafoglio mira a società con business immobiliare diversificato, seguite dal 18% di residenziale, 14% di retail, 13% di industriale, etc. I Paesi maggiormente rappresentati sono come sempre gli Usa (54%), seguiti da Giappone (12%), Hong Kong (6,4%), Germania (5,8%), Australia e Singapore (6,5% insieme), etc. La diversificazione è garantita, anche se rispetto all’indice originario si perdono quasi 50 componenti (che passano da 339 e 292 nella versione green). Il 30% del paniere è concentrato nelle prime 10 azioni, dove spicca la statunitense Prologis con l’8% scarso di peso. Interessante la replica fisica che viene adottata nell’Etf di Credit Suisse, che ha deciso di listare la versione ad accumulo dei proventi con un Ter annuo dello 0,25%. (riproduzione riservata)