Xiaomi centra una tappa storica nel proprio percorso di diversificazione industriale: per la prima volta la divisione dedicata ai veicoli elettrici chiude un trimestre in utile, contribuendo a risultati complessivi superiori alle stime di mercato.
Il risultato conferma che il processo di trasformazione del gruppo da produttore di smartphone a player integrato di tecnologia e mobilità sta funzionando.
Nel trimestre chiuso a settembre l’unità automotive del gruppo cinese ha registrato un profitto di 700 milioni di yuan, contro una perdita di 300 milioni nel periodo precedente. Un risultato ottenuto a poco più di un anno dal lancio della prima vettura, la berlina SU7, e che conferma la forte domanda nonostante ci siano difficoltà produttive.
La divisione ha generato 28,3 miliardi di yuan di ricavi, in forte crescita dai 20,6 miliardi del secondo trimestre. Xiaomi punta a consegnare 350 mila veicoli elettrici nel 2025, ma la tensione sulla capacità produttiva è evidente: le consegne di settembre e ottobre si sono fermate a 40 mila unità mensili, mentre i tempi d’attesa per alcuni modelli arrivano fino a nove mesi.
A livello consolidato Xiaomi ha riportato un utile netto di 12,27 miliardi di yuan (circa 1,73 miliardi di dollari), più del doppio rispetto ai 5,35 miliardi dell’anno precedente e oltre la previsione media degli analisti. Bloomberg aveva stimato 9,62 miliardi, mentre il consensus Lseg si fermava a 10,3 miliardi.
I ricavi sono cresciuti del 22,3% a 113,1 miliardi di yuan, sostenuti non solo dall’automotive ma anche dalle iniziative in intelligenza artificiale e dal segmento Internet of Things, che ha visto un miglioramento grazie ai prodotti lifestyle (+5,6% a 27,6 miliardi).
Il business tradizionale degli smartphone - ancora il principale in termini di volumi - rimane sotto pressione: i ricavi si sono attestati a 46 miliardi di yuan, leggermente in calo rispetto ai 47,5 miliardi dello scorso anno, penalizzati da prezzi medi più bassi e dall’agguerrita concorrenza di Apple e dei marchi cinesi rivali.
La sfida con Cupertino è particolarmente intensa sul segmento premium. Nonostante il lancio a settembre del nuovo top di gamma da 630 dollari, Xiaomi non è riuscita a frenare le vendite dell’iPhone 17: secondo Counterpoint Research, a ottobre un telefono su quattro venduti in Cina era un iPhone, mentre la performance di Xiaomi è stata superata anche da Oppo. La pressione sui margini è aggravata dal recente aumento dei prezzi dei chip di memoria.
Il co-fondatore Lei Jun punta a portare Xiaomi tra i primi cinque costruttori globali di auto elettriche. Il piano prevede l’ingresso nel mercato europeo nel 2027, come dichiarato dal presidente Lu Weibing.
Sul fronte borsistico, però, il sentiment resta fragile. Il titolo, quotato a Hong Kong, ha chiuso la seduta di martedì 18 (prima della pubblicazione dei conti) in calo del 2,81% a 41 dollari di Hong Kong, pur mantenendo un progresso del 18,2% da inizio anno. Dallo scorso maggio le azioni hanno perso circa il 20%, complice l’incertezza legata alla sicurezza dei veicoli, ai ritardi produttivi e all’aumento delle scommesse ribassiste degli hedge fund. (riproduzione riservata)