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La startup di autotrasporti che vuole sfidare Tesla finisce nel mirino tra debiti e stipendi non pagati
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La startup di autotrasporti che vuole sfidare Tesla finisce nel mirino tra debiti e stipendi non pagati

di Paul Berger (Wall Street Journal)
06 luglio 2026, 11:15 Ultimo aggiornamento: 11:16

Ordini in crescita e piani ambiziosi, ma ex dipendenti denunciano stipendi arretrati e malcontento. Ma il fondatore Wen Han punta all'espansione in Europa 

Sembrava destinata a rivoluzionare il settore mondiale dei camion elettrici. Con 400 milioni di dollari raccolti e un modello progettato per competere con il Semi di Tesla, Windrose Technology aveva attirato l’attenzione di investitori e media internazionali. Ma a marzo la situazione interna era precipitata al punto che l’amministratore delegato Wen Han ha iniziato a chiedere conto della scomparsa di uno dei camion dell’azienda, dal valore di 285 mila dollari.

Secondo due ex dipendenti licenziati a gennaio, Travis Waite e Harold Keller, il veicolo resterà irreperibile finché non riceveranno il pagamento di stipendi e benefit arretrati, per un totale di 91 mila dollari. Entrambi sostengono di non essere ancora stati saldati. Han respinge la ricostruzione, definendo le cifre richieste «prive di fondamento». Lo scontro è solo uno dei problemi che stanno investendo la società cinese con sede legale in Belgio, oggi alle prese anche con debiti non pagati, una causa davanti a un tribunale federale statunitense e verifiche da parte delle autorità americane sulla sicurezza di alcuni camion che sarebbero stati prodotti in Georgia.

Le difficoltà finanziarie e le ambizioni del fondatore

In un’intervista concessa al Wall Street Journal, Han ha ammesso che Windrose ha avuto problemi con il pagamento degli stipendi, pur assicurando che la società dispone di capitali sufficienti per sostenere l’espansione nelle Americhe, in Europa e in Oceania. Il manager, 36 anni, con un master in Business conseguito a Stanford e un passato nel settore cinese della guida autonoma, sostiene inoltre di essere stato vittima di sentimenti anti-cinesi negli Stati Uniti.

«Il mio lavoro è costruire un buon prodotto, non fare in modo che le persone mi amino o mi apprezzino», ha dichiarato, aggiungendo: «Ho sicuramente assunto troppo personale e troppo in fretta». Nonostante le difficoltà, Han afferma che nel 2025 Windrose ha già ottenuto ordini per oltre 150 camion negli Stati Uniti, in Norvegia, Cile e Australia e che proseguono i piani per nuovi impianti e partnership produttive in Europa e negli Usa. L’obiettivo resta quello di quotare la società in Borsa attraverso una fusione con una Spac entro l’anno: «Questo è sostanzialmente il nostro anno da esordienti sul mercato. Saremo redditizi entro la fine dell’anno».

Il camion elettrico che promette di sfidare Tesla

Il mercato dei camion elettrici è ancora agli inizi: secondo S&P Global Mobility, nel 2024 i mezzi a batteria hanno rappresentato poco più del 10% dei 2,4 milioni di camion pesanti prodotti nel mondo. Han racconta di aver intuito l’opportunità all’inizio degli anni Venti, con la diffusione dei veicoli elettrici: «Mi sono reso conto che serviva un camion migliore».

Fondata nel 2022, inizialmente in Cina e successivamente con uffici negli Stati Uniti e in Belgio, Windrose ha portato sulle strade cinesi il suo primo modello, l’R700, alla fine del 2024. Oggi, secondo Han, sono 36 i camion già operativi nel mondo. L'azienda promette un’autonomia doppia rispetto ai modelli elettrici di Daimler e Volvo, prese di ricarica su entrambi i lati del veicolo e un prezzo inferiore di circa 100 mila dollari rispetto ai concorrenti. «La tecnologia appare davvero notevole», osserva Yihao Xie, ricercatore senior dell’International Council on Clean Transportation. «Si tratta di un costruttore cinese con una filiera perfettamente integrata e una competitività nei costi molto elevata». Han attribuisce questo vantaggio alla produzione affidata a partner cinesi, con successivo assemblaggio locale nei mercati di destinazione.

Espansione, promesse e malcontento interno

Diversi ex dipendenti, tuttavia, si chiedono perché il fondatore abbia continuato a perseguire un’espansione così aggressiva e ad assumere nuovi impegni pubblici mentre l'azienda faticava persino a pagare gli stipendi. In Belgio Han ha sponsorizzato una squadra di basket nei pressi della sede di Anversa, ottenendo occasioni fotografiche con il primo ministro belga. In Francia ha promesso la costruzione di una fabbrica di camion, iniziativa che gli è valsa un invito a un summit con il presidente Emmanuel Macron. Negli Stati Uniti ha inoltre annunciato una donazione da 15 milioni di dollari alla Stanford University, subordinata però alla futura quotazione della società. In un’intervista al New York Times dello scorso marzo aveva dichiarato di disporre già di impianti per l’assemblaggio leggero in California e Georgia e di puntare a un’ipo imminente, oltre alla costruzione di una fabbrica americana entro il 2027.

Dietro le quinte, però, la realtà sarebbe stata molto diversa. Secondo gli ex dipendenti, Windrose incontrava notevoli difficoltà nel conquistare clienti in Europa, mentre i problemi interni continuavano ad aggravarsi. Alcuni lavoratori hanno raccontato di essersi sentiti sempre più a disagio nel partecipare alle dimostrazioni dei camion mentre, contemporaneamente, non ricevevano il proprio stipendio. (riproduzione riservata)



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