Più forte dei dazi di Donald Trump e incurante della diffusione dei vari Parmesan (che negli Stati Uniti rappresentano oltre l'84% del mercato a valore e più del 92% a volume) il Parmigiano Reggiano ha aumentato l'export verso gli Usa. Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni sono cresciute del 2,5%, a circa 7.000 tonnellate, circa 340 milioni di dollari di valore al consumo, calcolato sulla base di un prezzo medio di circa 48,5 dollari al chilo. «Se confrontiamo questo dato con i 314,23 milioni di dollari registrati negli stessi cinque mesi 2025, l'incremento a valore si attesta al 7,6%», rivendica con orgoglio Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano spiegando che il risultato è il frutto di una strategia di lungo periodo.
«Abbiamo investito fortemente in attività di tutela, costruito relazioni solide nel tempo e collaborato con partner che hanno creduto nel valore del nostro prodotto. Un tassello fondamentale di questa strategia è stata l'apertura, nel 2024, della Consorzio Parmigiano Reggiano US Corp a New York, che ci permette di presidiare il mercato con continuità. L'amore degli americani per il prodotto ha di fatto consentito di minimizzare l'impatto dei dazi imposti dal presidente americano. «Per diversi mesi nel 2025 - ha ricordato Bertinelli - il Parmigiano Reggiano ha scontato un livello complessivo del 25%, formato dal dazio storico del 15% più un ulteriore 10% introdotto ad aprile. Con l'ordine esecutivo firmato da Trump, il sistema è stato riportato a un 15% sostitutivo, quindi non sommato ad altri dazi sulla stessa voce. Abbiamo la fortuna di non aver subito un impatto negativo dovuto ai dazi, poiché la domanda effettiva non è diminuita. I clienti riconoscono il valore del nostro formaggio, ne apprezzano l'autenticità e la qualità e continuano a sceglierlo anche in contesti economici meno favorevoli».
Visti questi risultati, il Consorzio intende guadagnare quote di mercato: la quota del parmigiano reggiano nel mercato americano dei formaggi duri è limitata a circa l'8% a volume e al 16% a valore. «Per crescere vogliamo trasformare il Parmigiano Reggiano da semplice imported specialty product a icona premium rilevante negli Stati Uniti. La strategia prevede di lavorare su più fronti. Innanzitutto, miriamo ad aumentare la domanda e la rilevanza culturale attirando nuovi consumatori. Inoltre, vogliamo incrementare la disponibilità del Parmigiano Reggiano negli Usa migliorando l'assortimento e la visibilità nei punti vendita, oltre a sviluppare nuovi canali per creare awareness attraverso l'esperienza diretta. Infine, stiamo investendo fortemente nell'educazione del trade e dei professionisti attraverso l'Accademia Parmigiano Reggiano, il nostro progetto formativo che ha già coinvolto oltre 700 dipendenti di più di 20 grandi catene della gdo in dieci Paesi».
Una crescita che passerà anche da robusti investimenti di marketing. «A livello globale nel 2025 - spiega il manager - il Consorzio ha investito circa 34,3 milioni di euro in marketing e comunicazione. Ora abbiamo deciso di incrementare il budget destinato agli Stati Uniti del 47% nel 2027». Qualche ombra la riserva il mercato domestico. In Italia, Parmigiano Reggiano sta affrontando una contrazione dei consumi. Nel 2025, complice l'aumento dei prezzi al consumo, ha registrato una flessione dei volumi del 10%. In Europa, i volumi destinati a Francia e Germania (secondo e terzo mercato estero) sono rimasti stabili nel 2025, mentre sono saliti il Regno Unito (+7,8%) e la Svezia (+8,8%). (riproduzione riservata)