Casillo, il gruppo alimentare del grano duro, sta finalizzando il nuovo piano strategico al 2030 nel quale prevede, tra l'altro, di triplicare le esportazioni e di aggredire nuovi mercati ipotizzando anche acquisizioni transfrontaliere. Un anno fa l'azienda presentava Altograno, uno sfarinato innovativo, nutriente e sostenibile. Una scommessa figlia di quattro anni di ricerca e un investimento da 30 milioni. Francesco Casillo, presidente e ad di Casillo società benefit, illustra come è stato accolto questo nuovo prodotto.
Domanda. Come definisce i primi 12 mesi di Altograno?
Risposta. Una partenza solida. L'ambizione è definire una terza categoria di sfarinati. Non è bianco, non è integrale, è Altograno. La scelta di fondo è il modello dell'ingredient brand, ancora poco diffuso in Italia. Non vendiamo una farina: forniamo ai nostri clienti, che diventano partner, un concetto di marketing e di innovazione che possono fare proprio. Una farina, di per sé, è invisibile. Il nostro lavoro è renderla visibile, con l'ambizione che Altograno diventi una sorta di «intel inside» dei prodotti a base di frumento.
D. Come state affrontando le incertezze legate ai dazi?
R. Gli Stati Uniti sono un mercato dove abbiamo iniziato a esportare solo qualche anno fa e lo consideriamo fondamentale per la crescita. I dazi li abbiamo gestiti, canale per canale, con la massima trasparenza nei confronti delle nostre controparti. La condizione che ci ha aiutato è che i nostri clienti vogliono la qualità italiana. Sul costo finale di una pizza la farina ha un'incidenza contenuta: l'impatto del dazio è quindi gestibile. Di conseguenza, non abbiamo registrato flessioni.
D. Dal 2019 avete avuto una marginalità in decisa crescita. Come procede il 2026?
R. Su una traiettoria persino migliorativa. Stiamo finalizzando il piano al 2030, che ha al centro la trasformazione da commodity company a ingredient company che poggia su tre leve: r&d, internazionalizzazione e sviluppo delle competenze e l'integrazione dell'AI. Inoltre a settembre partirà l'Agrifood Hub di Corato. È un'iniziativa pubblico-privata da quasi 12 milioni di euro, del Politecnico di Bari di cui Casillo è partner primario e fondatore. Si tratta di un vecchio molino e pastificio della fine del 1800, rinnovato per diventare un ecosistema di competenze pensato per formare i futuri artigiani dell'arte bianca.
D. Avete in programma di aprire nuovi impianti di molitura in Italia?
R. Valutiamo sempre la possibilità di aumentare la capacità produttiva ma al momento non c'è nulla di concluso. Dal 2011 a oggi abbiamo acquisito almeno sei impianti e diverse società. All'interno del piano stiamo valutando acquisizioni anche fuori dall'Italia.
D. Come stanno andando le esportazioni?
R. Nel 2025 l'Italia ha esportato circa 362.000 tonnellate di farina di frumento tenero e 142.000 tonnellate di semola di grano duro, in crescita rispettivamente del 10,1% e del 7,7% sull'anno precedente. L'obiettivo è triplicare i volumi di export al 2030 rispetto al 2025.
D. Avete intenzione di aggredire nuovi mercati esteri?
R. In questo momento siamo presenti in 58 Paesi. Nel piano industriale abbiamo identificato alcuni mercati target in cui costruire progetti ad hoc, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Cina e Australia, diversi dei quali figurano già tra le principali destinazioni delle farine italiane. (riproduzione riservata)