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Marco Giovannini, presidente
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Mech-i-tronic, Giovannini punta a 500 mln di ricavi

di Giulia Venini
02 agosto 2026, 08:00

La holding italiana ha integrato otto gruppi in due anni, puntando a 285 milioni di fatturato. L'obiettivo è raggiungere il mezzo miliardo per un possibile sbarco in borsa

Un modello confederativo per fare squadra. È la visione d’impresa di Mech-i-tronic, la holding italiana di soluzioni meccatroniche avanzate guidata da Marco Giovannini, imprenditore di lungo corso, già ceo di Crown Cork Emea, ma soprattutto per molti anni alle redini dell’ex quotata Guala Closures. Sotto la sua guida, l’azienda leader nella produzione di chiusure di sicurezza e tappi per bottiglie - oggi controllata dal fondo Investindustrial di Andrea Bonomi - ha visto il fatturato lievitare da 20 a 600 milioni.

Una società in continua espansione

Negli ultimi 2 anni, Mech-i-tronic si è espansa integrando otto gruppi con 20 brand e divisioni tra Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Cina, Usa e Brasile, e circa 1.400 persone impiegate.

L’ultima preda è la britannica Lambert, che presidia uno dei tre settori di competenza di Mech-i-tronic, quello farmaceutico. Le altre due gambe sono il comparto della cosmesi e il packaging. Includendo Lambert nel perimetro, spiega Giovannini a Milano Finanza, «dovremmo chiudere a 285 milioni di fatturato. Essendo partiti da zero nel giugno del 2022, non mi lamento». Anche perché il mercato inglese è «molto controllato, con attori dominanti nelle loro tecnologie», come Glaxosmithkline negli spray antiasmatici. «Cerchiamo di seguire queste filiere congeniali dove possiamo giocarcela».

Lo sguardo verso gli Usa e l’India

La holding non si limita all’Europa. Benché già presente negli Usa attraverso Apex Machine, in futuro «faremo scouting accelerato sia lì sia in India», mercati «molto cari a livello di enterprise value, a differenza dell’America Latina e dell’Europa».

Nuova Delhi non a caso è «prima produttrice di farmaci generici al mondo», ma «tutti guardano a Ovest e pochi a Est» perché, nel caso dell’India, non si può ignorare «la mancanza di protezione della proprietà intellettuale. Se ho un brevetto su un farmaco, in India non regge e lo possono copiare». Considerando però che il Paese «produce fino a 12 miliardi di dosi di vaccini al mondo ogni anno - mentre l’Europa non arriva a due miliardi e mezzo -, l’effetto scala è davvero importante». Ecco spiegati i multipli più alti - e come tali meno convenienti - per i potenziali compratori.

Anche gli Usa sono strategicamente fondamentali, ma più sicuri. Lì «hanno sede i grandi player come Johnson & Johnson, Becton Dickinson, West Pharmaceutical. Essere fisicamente in America significa stare vicini ai giganti tecnologici e operare in un ambiente contrattualmente e giuridicamente tutelato». Se da una parte anche le aziende d’oltre oceano hanno multipli piuttosto elevati, dall’altra si è tutelati grazie a «massima precisione e grandissima stabilità, persino nell’era di Donald Trump.

L’obiettivo è il mezzo miliardo di ricavi

Il presidio geografico è dunque a oggi il primo obiettivo di Mech-i-tronic: «Se dovessi scegliere tra acquistare una società di filling (impianti di riempimento, ndr) in Germania o una società negli Usa che fa quello che già facciamo, preferirei quest’ultima». In termini dei crescita del giro d’affari, Giovannini punta per la sua azienda al mezzo miliardo di ricavi, scala imprescindibile per aspirare a un possibile sbarco in borsa.

In Europa mancano filiere trainanti

Il tutto mentre l’Europa «soffre in maniera pesante la crisi dell’industria e della manifattura meccanica», perché frammentata e ancora poco educata alle filiere trainanti. La cultura del «piccolo è bello» applicata alle pmi, anche italiane, rende praticamente «impossibile» fare squadra, osserva l’imprenditore.

Se non c’è una filiera trainante «che obbliga a unirsi - come nell’aeronautica a Tolosa con Airbus, dove tutti i fornitori devono seguire certe regole - diventa difficile» ammette Giovannini. In Italia «le grandi filiere sono sparite: non abbiamo più chimica di base, acciaio, alluminio, e tra poco neanche l’automotive. Ora si spera nell’industria della difesa e dello spazio», ma l’assenza di grossi comparti consolidati rende complicato spingere le pmi a stare insieme.

Il mercato delle filling machines

Tra i prossimi passi citati dall’imprenditore ci sarà, presto o tardi, l’integrazione di un altro tassello della filiera, quello dei macchinari che riempiono i dispositivi con polveri o liquidi. «Non lo stiamo seguendo non per mancanza di risorse finanziarie, bensì per carenza di risorse umane: quando fai un’acquisizione devi integrarla e creare sinergie, e non si può fare tutto insieme».

Se trasferire conoscenze tra così tante realtà non è semplice, la condivisione del know-how avviene comunque. Il collante è la competenza: «Se al centro hai persone valide nella loro funzione, l’imprenditore rispetta quella competenza più dell’etichetta o dei gradi. E poi bisogna fare risultati». Questo «ci permette di portare al cliente un valore aggiunto» non trascurabile.

Il modello Mech-i-tronic prevede che «l’azienda entri nel nostro perimetro, lasciando però all’imprenditore la possibilità di reinvestire nella holding finanziaria sovrastante, diventando parte di un progetto più grande. Quasi tutti sono diventati nostri soci». (riproduzione riservata)



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