Wiit prepara nuove operazioni accrescitive. Tra i principali player europei nel settore del cloud computing e dei servizi It gestiti, il gruppo italiano guidato e controllato dal ceo Alessandro Cozzi si accinge a fare cassa per ottenere risorse fresche da riversare sul mercato.
A disposizione per lo shopping ci sono 65 milioni raccolti a ottobre con un bond di pezzatura maggiore - 215 milioni - che per 150 milioni contribuirà a rimborsare una precedente emissione. Infine ci sono 40 milioni di linee di credito ancora da tirare e un pacchetto del 6,5% di azioni proprie che alla chiusura di borsa di venerdì 8 maggio valevano 54,6 milioni. Incidendo positivamente sull’eps, quest’ultima operazione potrebbe portare a un parziale rerating di Wiit, oggi valutata 14 volte l’ebitda. «Mi aspetterei che l’indicatore salisse attorno a 16 volte», auspica Cozzi.
Il tesoretto arriverà in parte da una potenziale operazione di sell & lease back pianificata su un portafoglio di data center tedeschi non Premium, entrata nel vivo pochi giorni fa con l’invito a fondi specializzati per sottoporre proposte d’acquisto. «Se le offerte saranno soddisfacenti, contiamo di prendere una decisione entro luglio. L’idea è di incassare tra 100 e 150 milioni con cui finanziare altro m&a, vendendo i data center e restando affittuari per dieci anni», spiega Cozzi.
La crescita nei prossimi anni avverrà anche in scia a un cambio di strategia operato a inizio 2024 da Broadcom, principale fornitore al mondo di servizi cloud ad alte prestazioni per applicazioni critiche, che ha selezionato Wiit come partner privilegiato. «Hanno razionalizzato il portafoglio clienti, tagliando la maggior parte dei partner in giro per il mondo, mantenendone attivi circa un centinaio, la metà in Ue: i più grandi e quelli ritenuti più profittevoli. Noi siamo tra questi».
Entro 12 mesi, alla scadenza dei contratti che non verranno rinnovati, non essendo più abilitato a vendere ai clienti la piattaforma di servizi cloud degli americani, chi è rimasto escluso dal programma d’affiliazione dovrà scegliere se cedere/dismettere le attività, oppure stringere accordi con chi è rimasto all’interno del perimetro Broadcom: uno scenario che in entrambi i casi porterà fieno nella cascina di Wiit. «Quest’anno stiamo già vedendo un effetto positivo legato alla razionalizzazione operata da Broadcom», conferma il capo azienda, che soprattutto in Italia - dove nel perimetro del gruppo Usa sono rimasti cinque player tra cui Tim e Aruba - si attende un’accelerazione organica. Un ticket di grossa taglia potrebbe entrare già nelle prossime settimane, se si concretizzeranno le trattative in corso con uno dei principali operatori infrastrutturati di tlc della penisola.
Quanto alla crescita per linee esterne, le attuali priorità sono in Svizzera e Germania. In Svizzera Wiit è entrata nella primavera 2024 rilevando Econis. «Abbiamo un evidente problema di scala, siamo ancora troppo piccoli per fare profitti», ammette il ceo. Nella federazione elvetica il costo del lavoro è peraltro doppio rispetto alla Germania ed erode circa il 50% dei ricavi dei data center locali. Con il risultato che i margini ne risentono: se l’ebitda è cresciuto in modo significativo, l’ebit si limita a qualche punto. «Sarà indispensabile aumentare la massa critica tramite m&a e portarla ad almeno 30 milioni di ricavi annui per migliorare sotto questo aspetto e raggiungere una redditività simile a quella in Italia», indica il top manager. Nella penisola l’ebitda è oggi al 52% e la marginalità netta oscilla tra 22 e 23%. «Ma vogliamo spingerla al 28% entro due anni».
Wiit valuta m&a anche in Germania, per accelerare il consolidamento in un Paese «dove riusciamo a estrarre sinergie molto velocemente», spiega ancora Cozzi. Due i dossier al vaglio, aziende in entrambi i casi con un giro d’affari intorno a 30 milioni. Oggi la Germania vale circa il 60% dei ricavi di gruppo e rappresenta il terreno ideale per Wiit: essendo lo Stato federale poco indebitato riesce a concedere forti incentivi alle imprese, senza contare che il gruppo italiano non ha clienti nel settore automotive, finito in crisi lo scorso anno.
Deal strategici potrebbero infine interessare geografie come Francia - dove il costo dell’energia è particolarmente basso, il che per un business a forte dispendio energetico come quello di Wiit rappresenterebbe un evidente punto di forza - oltre che Regno Unito e Olanda.
Le operazioni accrescitive dei prossimi mesi potrebbero infine aiutare l’azienda italiana a tagliare i tempi sui target indicati in precedenza. «Tra m&a e crescita organica abbiamo comunicato al mercato un obiettivo di 100 milioni d’ebitda al 2030, ma quello che ci aspettiamo in base agli ordini di quest’anno è di riuscire ad anticipare questo target di due anni». (riproduzione riservata)