Il broker Wide ha chiuso in queste ore due nuove acquisizioni: si tratta di Ariostea Broker, storica realtà ferrarese fondata nel 1992, e di Acf srl, società romana fondata nel 2011 con una una forte specializzazione nel settore dei trasporti. Solo qualche settimana fa era toccato ad AssiBrokerTirreno, anche questa a Roma e con oltre 50 anni di storia.
Il numero delle operazioni di aggregazione realizzate da quando, ad agosto 2023, il fondo di private equity inglese Pollen Street è entrato nel capitale rilevando una quota di minoranza di Wide, è arrivato così a 23. Sono la prova del fermento che continua ad animare ormai da tempo il settore del brokeraggio assicurativo italiano, con operazioni di fusione e acquisizione che si susseguono senza sosta.
In questo panorama Wide vuole distinguersi «con un modello tutto suo; quello di un broker italiano gestito da italiani, che punta a fare concorrenza ai grandi investitori esteri arrivati in Italia per acquisire intermediari assicurativi e a esportare un caso tricolore di successo», dice Matteo Barbini, managing partner del broker che nel 2020 ha fondato la società assieme al ceo Gianluca Melani e al managing partner Gerardo di Francesco.
«Con queste ultime due acquisizioni, che apporteranno circa 4,5 milioni di fatturato, con altre in programma e con la crescita interna contiamo di chiudere il bilancio annuale il prossimo aprile 2026 (mese di chiusura per l’esercizio di Wide, ndr) con ricavi complessivi per 100 -110 milioni», spiega Barbini. «Il gruppo è arrivato a disporre di 350 dipendenti che operano in 35 sedi mentre il numero di soci è arrivato a 200, come conseguenza delle varie operazioni di aggregazione che hanno apportato anche competenze industriali».
Il modello di crescita prevede che gli azionisti delle società integrate diventino soci di Wide, come sarà anche nel caso delle neoacquisite Ariostea e Acf. Altre trattative sarebbero già state avviate. «Abbiamo creato una piattaforma che è molto apprezzata nel mercato e l’anno prossimo contiamo di iniziare ad esportarla in altri Paesi», continua Barbini.
Il primo porto di approdo potrebbe essere Londra, «perché è un mercato con storiche competenze assicurative, e in seguito inizieremo a valutare l’espansione di Wide in Paesi più simili all'Italia, come possono essere la Spagna, il Portogallo o la Grecia, ma anche l'Europa dell'Est». Si può addirittura ipotizzare la presenza del broker in Paesi «come l'Australia o il Canada, geograficamente lontani ma che possono essere raggiunti grazie alle nuove tecnologie».
Quel che è evidente è la voglia di Wide di crescere aggregando nuove realtà e competenze, facendo leva anche sul supporto finanziario di BlackRock, che lo scorso luglio ha concesso al broker la possibilità di fare ricorso a una linea di credito fino a 300 milioni di euro per realizzare operazioni di sviluppo dopo i buoni risultati raggiunti in questi anni.
«Abbiamo realizzato in meno di tre anni gli obiettivi del piano quinquennale che avevamo presentato», continua Barbini, aggiungendo che in questi giorni si sta lavorando alla chiusura del nuovo piano. «Entro l’anno porteremo in consiglio di amministrazione il prossimo business plan a 5 anni con obiettivi di crescita che restano ambizioni», conclude il managing partner, visto che l’intenzione a fine piano «è di triplicare ancora il giro d’affari, continuando a investire in innovazione tecnologica, sulle persone e ovviamente sulle aggregazioni, ma rilevando soltanto società che sono in linea con il modello di business di Wide». (riproduzione riservata)