Il primo semestre 2025 conferma la traiettoria di crescita di Webuild, spinta sia da risultati superiori alle attese sia dall’aggiudicazione di una delle opere infrastrutturali più ambiziose nella storia del Paese: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Lo sottolinea Bloomberg Intelligence, secondo cui il contratto – affidato al consorzio Eurolink guidato da Webuild – rappresenta una vittoria strategica, aggiungendo circa 5,7 miliardi di euro al portafoglio ordini del gruppo, pari a un incremento di quasi l’11% in un colpo solo. L’opera, che prevede il ponte sospeso a campata unica più lungo al mondo (3.300 metri) per traffico stradale e ferroviario, garantisce visibilità sui ricavi per quasi un decennio e consolida la reputazione di Webuild nella realizzazione di grandi progetti complessi.
I conti semestrali hanno evidenziato ricavi in crescita del 22% a 6,7 miliardi di euro ed ebitda in aumento del 38% a 564 milioni, con la guidance 2025 confermata: oltre 12,5 miliardi di ricavi e più di 1,1 miliardi di ebitda. La solidità finanziaria si riflette in una posizione di cassa netta di almeno 700 milioni a fine anno e in una leva finanziaria negativa, un dato che – sottolinea Bloomberg Intelligence – costituisce un fattore chiave di resilienza rispetto ai cicli economici.
Sul fronte del merito di credito, Fitch ha alzato a maggio il rating di Webuild a BB+ con outlook stabile, dopo il miglioramento del profilo industriale e della qualità del portafoglio. S&P aveva già ritoccato al rialzo la valutazione a BB a fine 2023, con outlook positivo. Gli analisti di Bloomberg Intelligence ritengono realistico, nel medio termine, il raggiungimento della fascia investment grade.
Con un backlog totale di 59 miliardi di euro (di cui 50 miliardi nella costruzione e 9 miliardi in concessioni, O&M) e una crescente presenza in mercati sviluppati come Europa, Stati Uniti e Australia, Webuild dispone di una pipeline capace di coprire oltre quattro anni di ricavi. Un fattore che, insieme alla disciplina finanziaria e alla diversificazione geografica, potrebbe favorire un’ulteriore compressione degli spread obbligazionari verso quelli di emittenti meglio valutati. (riproduzione riservata)