Il governatore della Federal Reserve, Christopher Waller, ha dichiarato che la sua decisione su un sostegno a un taglio dei tassi d’interesse nella prossima riunione di politica monetaria della banca centrale americana dipenderà dai prossimi dati sul mercato del lavoro.
Waller ha detto che potrebbe essere appropriato mantenere i tassi invariati quando il Federal Open Market Committee (FOMC) si riunirà il 17-18 marzo, se i dati del mercato del lavoro di febbraio indicheranno, come a gennaio, che i rischi al ribasso per il mercato del lavoro si sono ridotti.
«Ma se le buone notizie sul mercato del lavoro di gennaio verranno riviste o scompariranno a febbraio, ciò supporterebbe la mia posizione nell’ultima riunione del FOMC, secondo cui un taglio di 25 punti base dei tassi era appropriato, e che tale taglio dovrebbe essere attuato nella riunione di marzo», ha dichiarato lunedì in un discorso a un evento a Washington con la National Association for Business Economics.
Waller si era opposto alla decisione di gennaio della Fed di lasciare invariato il costo del denaro, affermando di preferire una riduzione di un quarto di punto a causa dei segnali di debolezza nel mercato del lavoro, risultato poi a gennaio decisamente migliore del previsto, con l’economia statunitense che ha creato posti di lavoro a un ritmo solido e un tasso di disoccupazione in calo.
«Assumendo che l’inflazione sottostante continui a indicare che siamo vicini al nostro obiettivo del 2%, la chiave per stabilire una politica monetaria appropriata sarà la mia valutazione del mercato del lavoro», ha affermato Waller. «Al momento, considero questi due possibili scenari quasi al pari di una monetina».
L’Ufficio di Statistica del Lavoro (Bureau of Labor Statistics) dovrebbe pubblicare il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti di febbraio il prossimo 6 marzo.
Mentre Waller continua a escludere gli effetti delle politiche commerciali del presidente, Donald Trump, quando valuta l’inflazione. «Stimo che quella che chiamo inflazione sottostante – inflazione senza gli effetti dei dazi – sia vicina all’obiettivo del 2% del Fomc», ha spiegato, convinto che la decisione della Corte Suprema di venerdì 20 febbraio di annullare gran parte dei dazi introdotti da Trump con poteri d’emergenza probabilmente non avrà un impatto significativo sulla sua visione di come la Fed dovrebbe impostare la politica monetaria.
Gli ultimi dati macro hanno mostrato che l’inflazione sottostante negli Stati Uniti è aumentata più del previsto a dicembre, e ci sono segnali che a gennaio possa accelerare ulteriormente. Questo potrebbe scoraggiare la Federal Reserve dall’abbassare i tassi d’interesse nel breve, riducendo l’attrattiva dell’oro.
Ma per ora la sconfitta sui dazi dell’amministrazione Trump e il dollaro più debole (l’euro vale 1,1883, +0,35% il 23 febbraio) gettano dubbi sugli accordi commerciali e l’oro rivede i massimi delle ultime tre settimane con un +1,95% a 5.206,22 dollari l’oncia il 23 febbraio (top intraday a 5.218,86 dollari l’oncia). Il 29 gennaio scorso il record assoluto a 5.594,82 dollari l’oncia. Gettonato anche l’argento (+2,33% a 86,64 dollari l’oncia, dopo un massimo intraday a 88,03 dollari) nonostante i volumi modesti: il mercato della Cina continentale è ancora chiuso per la festività del Capodanno lunare. Le negoziazioni riprenderanno martedì 24 febbraio.
La decisione della Corte Suprema potrebbe avere ripercussioni, oltre che sul bilancio commerciale del Paese, sul deficit del governo, poiché le entrate derivanti dai dazi sono a rischio. «Ci sono sufficienti fattori strutturali a favore dell’oro nel medio termine», ha indicato Vasu Menon, strategist di Oversea-Chinese Banking Corp. «Nel breve termine, tuttavia, ci si aspetta che i prezzi dell’oro siano volatili dopo i forti guadagni degli ultimi mesi, dato lo sviluppo ancora in corso della politica commerciale statunitense e la situazione in Iran».
Mentre gli Stati Uniti stanno trattando un possibile accordo sul programma nucleare iraniano, hanno ammassato una vasta forza militare nell’area medio orientale, suscitando timori di attacchi mirati o di un conflitto totale. La forza dell’oro, nonostante la posizione ridotta degli hedge fund, indica ulteriori margini di upside. (riproduzione riservata)