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Wall Street apre in lieve calo dopo la Fed e la BoE
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Wall Street apre in lieve calo dopo la Fed e la BoE

di Marco Sasso
02 novembre 2017, 15:30

Apertura in lieve ribasso per i principali indici dopo che la Fed ha comunicato di aver lasciato invariato il costo del denaro. In Europa, la Bank of England ha alzato come previsto il tasso d'interesse dallo 0,25% allo 0,5%, prevedendo due ulteriori aumenti entro il 2020

Apertura in lieve calo per i principali indici statunitensi (Dow Jones -0,11%, Nasdaq -0,27%) all'indomani della riunione della Fed che ha lasciato invariato il costo del denaro, offrendo comunque commenti incoraggianti sull'economia segnalando di essere sulla strada per alzare il costo del denaro ancora a dicembre.

Sul fronte corporate, anche oggi è fitto il calendario delle trimestrali, con la pubblicazione dei conti di Apple e Starbucks attesi dopo la chiusura di borsa.

Facebook ha aperto in calo (-1,64%) nonostante abbia chiuso il terzo trimestre con un balzo degli utili del 79% e ricavi in aumento di quasi il 50%, ma con spese in forte aumento per i rischi di sicurezza e correttezza delle informazioni offerte ai propri iscritti evidenziati dall'inchiesta del Congresso.

Tesla in deciso ribasso (-5,07%) dopo aver riportato la perdita trimestrale più alta della sua storia, oltre le attese degli analisti, e annunciato di avere posticipato di circa tre mesi il target sui volumi di produzione per la sua nuova berlina Model 3.

Rimbalzo di Qualcomm (+2,38%), che ha annunciato ieri sera utili e ricavi trimestrali sopra le attese grazie al forte andamento della domanda per i suoi chip.

Alibaba (+2,41%), il gigante cinese dell'e-commerce, ha realizzato un balzo del 61% dei ricavi trimestrali a 55,12 miliardi di yuan (8,34 miliardi di dollari), battendo le attese degli analisti. Il risultato netto è più che raddoppiato rispetto ad un anno fa a 17,4 miliardi di yuan.

Balzo di Yum! Brands (+6,84%), proprietaria delle catene di ristoranti Pizza Hut, Kfc e Taco Bell, che ha registrato vendite globali a parità di punti vendita in crescita del 3% nel trimestre, decisamente meglio del +1,7% atteso dagli analisti.

Occhi puntati anche sul fronte europeo, dove i riflettori sono puntati sulla Bank of England: la Banca centrale inglese ha alzato il tasso d'interesse dallo 0,25% allo 0,5%, come atteso da gran parte degli economisti, e ha previsto due ulteriori aumenti entro il 2020. Si tratta del primo rialzo in 10 anni, dall'inizio della crisi finanziaria. Con una nota, l'istituzione ha comunicato che la decisione è stata presa a maggioranza (7 voti favorevoli e 2 contrari). Il board della BoE ha anche tagliato le previsioni sulla crescita prevista per quest'anno. Le stime passano dall'1,7% precedente all'1,6%. Sono mantenute invariate, invece, le attese di crescita per il 2018 e il 2019, rispettivamente all'1,6% a all'1,7%. La Banca centrale ha anche fornito una prima previsione per il 2020 con crescita prevista all'1,7%. Inoltre, è stato previsto un calo dell'inflazione vicino al target del 2% entro il 2020.

Per quanto riguarda il vertice della banca centrale americana, Donald Trump annuncerà la sua scelta alle 20 (orario italiano) dalla Casa Bianca. Il presidente dovrebbe, secondo le attese, nominare il consigliere Jerome Powell come prossimo numero uno, selezionandolo da una lista di cinque nomi che comprende l'attuale presidente Janet Yellen, l'economista dellla Stanford University John Taylor, l'ex esponente Fed Kevin Warsh e il consulente economico della Casa Bianca Gary Cohn. Powell, 64 anni, ha ampiamente sostenuto la politica monetaria della Yellen e negli ultimi anni ha condiviso la sua preoccupazione circa il proseguimento di una approccio cauto all'aumento dei tassi di interesse in risposta al basso livello di inflazione. Inoltre la leadership repubblicana ha rimandato a oggi la presentazione del disegno di legge della riforma tributaria, prevista originariamente ieri.

Sul fronte macroeconomico, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, la scorsa settimana, è diminuito, al contrario di quanto atteso dagli analisti, restando vicino ai minimi degli ultimi 44 anni. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, nella settimana conclusasi il 28 ottobre, le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione sono diminuite di 5 mila unità a 229 mila, dopo le 234 mila della settimana precedente (dato rivisto in rialzo di mille unità dalla prima stima); gli economisti si attendevano un rialzo a 235 mila unità. Il valore si attesta in media sotto quota 300 mila da 139 settimane, la serie migliore dal 1970.

La media delle ultime quattro settimane, un dato più affidabile per valutare il fenomeno, è diminuita di 7.250 unità a 232 mila unità, il livello più basso dal 1973, nonostante i temuti effetti del passaggio degli uragani nel Sud del Paese e a Porto Rico. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione da più di una settimana, relativo alla settimana terminata il 21 ottobre, l'ultima per la quale è disponibile il dato, è diminuito a 1,884 milioni, il dato più basso dal 1973.

Inoltre la produttività negli Stati Uniti è salita più del previsto nel terzo trimestre e al passo più rapido in tre anni. Stando al dato preliminare diffuso dal dipartimento al Lavoro, l'indice ottenuto dividendo la produzione per il numero di ore lavorate è salito del 3% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre gli analisti attendevano una crescita del 2,8%. Rispetto al terzo trimestre 2016, la produttività è cresciuta dell'1,5%, sopra la media dell'1,2% vista tra il 2007 e il 2016, ma sotto il 2,6% dell'inizio degli anni Duemila.

Il costo unitario del lavoro, il dato relativo è reso noto insieme alla produttività e rappresenta un importante termometro delle pressioni inflazionistiche, è salito dello 0,5% (stima preliminare), mentre gli analisti attendevano una crescita dello 0,6%. L'output è cresciuto del 3,8% rispetto al secondo trimestre, mentre le ore lavorate sono aumentate dello 0,8%. Nel secondo trimestre la produttività era salita dell'1,5% e il costo del lavoro dello 0,3%.

 



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