Apertura cauta per i principali listini statunitensi (Dow Jones -0,04%, Nasdaq +0,18%) in un'ultima seduta settimanale in cui i riflettori sono puntati sui dati riguardo l'occupazione di ottobre, percepiti come indizi sullo stato di salute del mercato del lavoro, e sulle prossime mosse da parte della Federal Reserve. Poco mosso anche il mercato obbligazionario: il benchmark decennale cede 0,5/32 e rende il 2,35%, quello trentennale sale di 1,5/32 e offre un tasso del 2,8279%.
Nel mese di ottobre il tasso di disoccupazione è calato al 4,1%, il minimo da dicembre 2000, valore di 3,1 punti percentuali più basso rispetto ad agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, e all'interno della media tra il 4 e il 5% del periodo precedente alla recessione. Il dipartimento al Commercio ha rivisto al rialzo i numeri dei mesi precedenti: a settembre i nuovi salariati sono stati 18 mila, mentre la prima stima aveva messo in luce un calo di 33 mila posti, appunto il primo dal 2010, e in agosto sono stati 208 mila, contro i 169 mila della stima precedente. In totale, negli ultimi tre mesi sono stati aggiunti in media 162 mila posti al mese. Inoltre, considerando la revisione al rialzo del dato di settembre, negli Stati Uniti sono stati creati posti di lavoro ogni mese da ottobre 2010, fatto che ha consentito di riassorbire i quasi 16 milioni di posti andati in fumo durante la recessione (si è trattato della serie migliore da quella registrata tra il 1986 e il 1990).
Sul fronte Federal Reserve, ieri il presidente Donald Trump ha scelto Jerome Powell come nuovo numero uno della Banca centrale statunitense, fiducioso circa la continuità con la politica monetaria dell'uscente Janet Yellen. A Washington, i repubblicani hanno inoltre alzato il velo sulla riforma delle imposte promessa da Trump. I trader adesso vedono una chance del 98,2% di un rialzo dei tassi a dicembre, secondo FedWatch di CME Group.
Tra i titoli più in evidenza oggi Apple, balzata del 3% nel premarket, viaggia ora a +2,05% dopo una robusta previsione per le vendite della stagione delle feste di fine anno.
Starbucks, dopo aver segnato un -3,4% prima dell'avvio ufficiale, rimbalza a +2,62% dopo aver rivisto al ribasso le stime sull’utile e aver registrato vendite deludenti per effetto di una maggiore concorrenza.
Tonfo per AIG, che cede il 4,67% dopo aver accusato una perdita superiore alle attese a causa degli accantonamenti legati alle catastrofi naturali e dopo aver riferito di aver accantonato 836 milioni per far fronte alle perdite legate all'esercizio precedente.