Volkswagen chiude il terzo trimestre dell’anno con una perdita operativa di 1,3 miliardi di euro, appesantita dai dazi statunitensi e dai costi legati al cambio di strategia del marchio Porsche. Si tratta del primo trimestre in rosso dal 2020 per il gruppo automobilistico tedesco, che lo scorso anno nello stesso periodo aveva registrato un utile operativo di 2,8 miliardi.
Sul listino di Francoforte intorno alle 9:30 del 30 ottobre il titolo è in rialzo dell’1%. La performance da inizio anno è invece del 5%.
Secondo il comunicato ufficiale diffuso dal gruppo di Wolfsburg, le rettifiche complessive ammontano a 7,5 miliardi di euro, dovute in gran parte all’impatto dei dazi Usa, all’adeguamento della strategia di prodotto e a una svalutazione dell’avviamento presso Porsche. Escludendo tali oneri straordinari, la redditività operativa sarebbe pari al 5,4%, «un risultato rispettabile in un contesto economico difficile», ha commentato il cfo Arno Antlitz.
Il manager ha riconosciuto che «l’aumento dei dazi commerciali e i relativi effetti negativi sui volumi peseranno per circa 5 miliardi di euro sull’intero esercizio», sottolineando la necessità di accelerare i programmi di efficienza e sfruttare maggiormente le sinergie interne al gruppo.
Nei primi nove mesi il gruppo ha registrato ricavi per 238,7 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto ai 237,3 miliardi dello stesso periodo del 2024. L’utile operativo si è però dimezzato a 5,4 miliardi (–58% su base annua), con un margine operativo del 2,3%. Il flusso di cassa netto della divisione Automotive si è ridotto a 1,8 miliardi da 3,4 miliardi, penalizzato da esborsi legati ai dazi e agli investimenti, tra cui l’acquisto di ulteriori quote di Rivian.
Le consegne complessive sono salite a 6,6 milioni di veicoli (+1,2% su base annua), grazie alla crescita in Europa e America Latina, che ha compensato il calo in Cina e Nord America. In Europa occidentale gli ordini sono aumentati del 17%, con un incremento del 64% per i modelli elettrici, che ora rappresentano il 22% delle nuove commesse.
Il segmento Sport Luxury, dominato da Porsche, ha registrato una perdita operativa di 228 milioni, con le consegne in calo dell’11% a 198.000 unità. Oltre ai dazi, hanno pesato la domanda debole in Cina e i costi per la ristrutturazione della gamma elettrica e delle attività legate alle batterie.
La controllata Traton (camion e veicoli commerciali) ha segnato un crollo del 46% dell’utile operativo, a 1,7 miliardi, a causa della contrazione dei volumi e di effetti sfavorevoli di cambio e mix.
Il gruppo tedesco ha confermato la guidance per l’intero 2025, prevedendo un margine operativo tra il 2 e il 3% e ricavi in linea con l’anno precedente. Volkswagen ha però anche avvertito che il raggiungimento degli obiettivi dipenderà dalla disponibilità di semiconduttori, in particolare di chip prodotti dalla olandese Nexperia, al centro di tensioni commerciali tra Europa e Cina.
Secondo fonti di settore, eventuali interruzioni nella fornitura potrebbero costringere i costruttori europei - Volkswagen in testa - a fermare la produzione in alcuni stabilimenti già nelle prossime settimane. (riproduzione riservata)