L’inflazione continua a mordere in Russia e a dirlo è Vladimir Putin in persona. Secondo il capo del Cremlino l’indice dei prezzi al consumo potrebbe raggiungere l’8% nel 2023. E nella giornata di venerdì 15 dicembre la banca centrale russa dovrebbe annunciare un nuovo rialzo dei tassi di interesse, già portati dal 13% al 15% a ottobre.
«Purtroppo l'inflazione è aumentata», ha detto Putin. «Entro la fine dell'anno è prevista al 7,5%, forse un po' di più, all'8%. Ma la banca centrale e il governo stanno prendendo le misure necessarie». L’obiettivo della banca centrale russa è riportare l’inflazione al 4%.
Se la curva dell’inflazione è in calo in Europa e negli Stati Uniti, in Russia il trend è invece in ascesa: 6% (su base annuale) a settembre, 6,7% a ottobre, 7,5% a novembre. Cresce anche l’indice core, depurato dai beni energetici e alimentari, che a novembre è stato del 6,36% contro il 5,5% del mese precedente.
L’aumento dell’inflazione va di pari passo alla ripresa del pil russo. Dopo il calo del 2,1% nel 2022, nel 2023 l’economia di Mosca ha dato segnali di resilienza nonostante le sanzioni occidentali. Nel terzo trimestre il rimbalzo è stato del 5% rispetto allo stesso periodo del 2022, quando si era registrato un calo del 3,5%. Secondo Putin, quest’anno la crescita potrebbe superare il 3,5%. A livello internazionale le stime sono divergenti: l’Ocse prevede che il pil russo scenda del 2,5% nel 2023, mentre la Banca Mondiale limita la contrazione allo 0,2%. Il Fondo Monetario Internazionale, al contrario, si aspetta una crescita dello 0,7% (stime aggiornate a ottobre).
Dopo le parole di Putin, alle 14 di giovedì 14 dicembre, il rublo perde terreno nei confronti dell’euro, con il cambio euro/rublo a quota 98,113 (+0,97%), ma si rafforza sul dollaro con il cambio dollaro/rublo a 89,8156 (-0,21%). Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha detto mercoledì 13 dicembre che il suo ministero non sta cercando di rafforzare né indebolire il tasso di cambio del rublo.
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