La politica monetaria deve considerare la forte frenata del credito e i rischi per la stabilità finanziaria. Lo ha sottolineato ieri nelle Considerazioni Finali il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ribadendo l’invito a decisioni graduali da parte della Bce. «L’inasprimento monetario incide anche sulla dinamica del credito», ha sottolineato. «Il costo dei finanziamenti bancari è in netta risalita; le indagini condotte presso gli intermediari e le imprese indicano una forte riduzione della domanda e condizioni di accesso al credito decisamente più restrittive».
La crescita dei prestiti alle imprese nell’Eurozona si è arrestata. «Sebbene questi andamenti siano una conseguenza necessaria della normalizzazione monetaria, occorre prestare attenzione a che l’intensità della sua trasmissione non dia luogo a una frenata eccessiva dei consumi e degli investimenti», ha aggiunto il governatore.
Per Visco serve gradualità da parte della Bce anche perché l’impatto della stretta monetaria «dovrebbe manifestarsi pienamente nei prossimi mesi». Il governatore di Bankitalia a differenza di altri membri del consiglio direttivo di Francoforte non ha dato indicazioni precise su aumenti dei tassi nelle riunioni di giugno e luglio, attenendosi al principio della dipendenza dei dati, in teoria condiviso da tutti nel board Bce. Tra due settimane saranno pubblicate nuove proiezioni economiche, quindi solo allora sarà possibile definire le nuove misure.
Nell’analisi di Visco non si vedono segnali di spirali prezzi-salari, le aspettative di inflazione sono ancorate al 2% e anche la componente di fondo è destinata a scendere: «Questa componente comprende voci i cui prezzi vengono rivisti con minore frequenza. Sta ancora rispondendo, con ritardo, ai rincari delle materie prime importate. Ci si può attendere che ne rifletta nei prossimi mesi la riduzione in modo altrettanto graduale».
Un altro punto su cui Visco si è allontanato da altri governatori europei riguarda l’attenzione che la Bce dovrebbe porre ai rischi per la stabilità finanziaria: «Gli episodi di turbolenza sui mercati ci ricordano quanto velocemente la fiducia degli investitori possa deteriorarsi e come, di conseguenza, i rischi per la stabilità finanziaria non vadano mai sottovalutati. Rafforzano l’esigenza di una conduzione della politica monetaria prudente e saldamente ancorata all’evoluzione dei dati». Per altri membri del board, invece, politica monetaria e stabilità finanziaria sono ambiti separati che vanno trattati con strumenti diversi.
Le crisi di Svb e Credit Suisse non hanno causato un deflusso dai conti correnti in Italia per paura di un contagio. I depositi sono diminuiti del 6% da luglio, ma è dipeso dalla ricerca dei risparmiatori di rendimenti più alti. Le minusvalenze non realizzate nelle banche italiane sarebbero pari a 200 punti base di capitale ma per Bankitalia sono meno del 2% quelle con bassi indici di liquidità, che quindi hanno maggiori probabilità di dover vendere titoli in perdita. In ogni caso, secondo Visco, potrebbe essere utile rivedere gli indici di liquidità (il più importante è il Liquidity Coverage Ratio o Lcr), considerando la maggiore velocità con cui i depositi possono essere trasferiti a causa della digitalizzazione della finanza. Inoltre, si potrebbe intervenire sul trattamento di vigilanza del rischio di tasso di interesse.
Vanno riviste poi le regole sulle crisi bancarie secondo Visco. Il giudizio del governatore sulle ultime proposte della Commissione Ue è fatto di luci e ombre: alcuni passi sono nella giusta direzione ma occorre dare maggiore libertà agli interventi preventivi dei fondi di tutela dei depositi, riducendo i requisiti sui titoli sottoponibili a bail-in (Mrel) per le banche medio-piccole che hanno minore facilità di raccoglierli sul mercato. Inoltre, Bankitalia, così come il Mef, vorrebbe una «valvola di sicurezza» nelle emergenze come quella utilizzata dalle autorità Usa con la systemic risk exception.
Più in generale, Visco ha evidenziato che si è «perso slancio» nell’integrazione europea: «L’unione bancaria rimane incompleta; quella dei mercati dei capitali è ancora in una fase preliminare; non sono stati compiuti progressi per giungere a una vera e propria unione di bilancio». La reazione alla pandemia ha portato al Next Generation Eu, che però ha natura temporanea. Per quanto riguarda le politiche di bilancio, secondo Bankitalia, le proposte della Commissione Ue sul nuovo Patto di Stabilità sono un «significativo passo in avanti» anche se potrebbero «non soddisfare le aspettative di tutti i Paesi membri». Un riferimento alla Germania che ha già criticato le proposte. Nella prospettiva di Via Nazionale invece quello che ancora manca è «la costituzione di un’effettiva capacità di bilancio a fronte di risorse proprie e, quando necessario, con emissione di debito». Anche su questo fronte Berlino è contraria. Perciò Visco ha suggerito di procedere «in modo pragmatico», cioè «prendendo spunto dagli strumenti varati durante l’emergenza pandemica», come Sure e Next Gen Eu, soprattutto se serve per garantire «beni pubblici europei» come quelli relativi a digitale, energia, ambiente e sicurezza. (riproduzione riservata)