Miglioramenti al Piano nazionale di ripresa e resilienza sono possibili. L’Italia dovrà, però, «tenere conto del serrato programma concordato con le autorità europee» e soprattutto «dare attuazione all’ambizioso programma di riforme, da troppo tempo attese», ha sottolineato il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue ultime considerazioni finali alla guida di Via Nazionale.
Coincidenze del calendario il saluto di Visco, che a ottobre terminerà il suo secondo mandato, arriva poche ore prima della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi per fare il punto sulle possibili modifiche all’impianto del piano di ripresa italiano e chiamata anche ad approvare la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione.
«Un confronto continuo con la Commissione Ue è assolutamente necessario, nonché utile e costruttivo», ha aggiunto Visco. «Non c’è tempo da perdere. Si discute di presunte insufficienze nel dibattito collettivo riguardo al suo disegno, dell’orizzonte temporale limitato per il raggiungimento degli obiettivi, delle possibili carenze nella capacità di attuarne le misure, ma va sottolineato con forza che il Piano rappresenta un raro, e nel complesso valido, tentativo di definire una visione strategica per il Paese».
L’Italia, si legge nella Relazione annuale di Bankitalia, ha già ricevuto dall’Europa, 66,9 miliardi (37,9 di prestiti e il resto di sovvenzioni), quasi il 35% dei 191,5 miliardi messi a disposizione del Paese dal Next Generation Eu. In attesa di conoscere l'esito del confronto sulle modifiche al Piano, «restano in vigore le scadenze precedentemente concordate», precisa ancora Bankitalia. I traguardi e gli obiettivi previsti per il 2023 sono 96, quasi il 70% dei quali relativi a investimenti; l’importo delle due rate semestrali legate al rispetto di tutti gli impegni è pari a 16 e a 18 miliardi di euro.
Via Nazionale ricorda anche come dalla seconda metà del 2023 «gli adempimenti di carattere quantitativo cominceranno a superare quelli qualitativi». Pertanto: rispettare le scadenze e spendere efficacemente le risorse a disposizione sarà sempre più rilevante.
Secondo nostre stime di Via Nazionale, inoltre, alla fine del 2022 il costo dei progetti inclusi nel Piano era salito in media di circa il 10% rispetto a quanto inizialmente preventivato, a causa dell’aumento dell’inflazione. Gli incrementi più rilevanti hanno interessato le iniziative connesse con la transizione ecologica e con la costruzione di infrastrutture. “Alcuni provvedimenti legislativi hanno però compensato buona parte dei maggiori costi dei lavori attraverso risorse nazionali”, continua la relazione, “i progetti che non hanno ricevuto copertura sarebbero al momento di importo nel complesso limitato; tale importo potrebbe tuttavia crescere qualora l’inflazione rimanesse sostenuta.
“Per cogliere le opportunità connesse con il finanziamento della transizione energetica, gli intermediari dovranno dotarsi di adeguati modelli di valutazione dei rischi climatici, da incorporare nei propri processi operativi”, ha aggiunto Visco. L’obiettivo, secondo il governatore, è “assistere le aziende energivore, ogni volta che sia possibile e opportuno, nell’intraprendere la strada di una decisa riduzione delle emissioni”. Per andare in questa direzione “sarà determinante che le imprese forniscano agli intermediari e agli investitori informazioni dettagliate e affidabili e predispongano piani di transizione credibili” (riproduzione riservata)