Il governatore della Banca francese, nonché membro del board della Bce, Francois Villeroy de Galhau, ha minimizzato il rischio di un boom di fallimenti delle imprese, aggiungendo che un aumento delle insolvenze significherebbe “soltanto tornare alla normalità”. Lo scorso anno molti Paesi europei hanno registrato un calo ai massimi storici dei fallimenti aziendali, con i governi che hanno messo in campo una serie di misure volte a far sopravvivere le società alla crisi del coronavirus e ai lockdown, che hanno costretto molte attività a chiudere per mesi. "Esiste il rischio che si vada oltre il solo superamento del "deficit" di insolvenze registrato nel 2020? Nulla può essere escluso, ma nulla ad oggi lascia presagire che ciò possa accadere", ha sottolineato Villeroy nel corso di una conferenza della Banca europea per gli investimenti.
Una risposta chiara e decisa, che giunge appena una settimana dopo rispetto alle dichiarazioni pervenute dal Cers (Comitato europeo per il rischio sistemico), secondo cui i governi dell'Unione europea “devono intervenire per evitare un'ondata di insolvenze da parte di aziende in buone condizioni che si trovano in difficoltà a causa della pandemia di coronavirus”. L’organizzazione, lo scorso 28 aprile, aveva previsto un aumento delle insolvenze di circa un terzo nel corso del 2021 rispetto ai livelli pre-pandemia, principalmente a causa del ritiro delle misure straordinarie di sostegno da parte dei governi, come le garanzie sui prestiti.
Queste stime, che avevano fatto riaffiorare lo spettro di un aumento della disoccupazione e di ingenti perdite per gli istituti finanziari, “devono portare le banche ad operazioni per identificare le attività solide e ristrutturare il debito”, anche se “i governi dovrebbero contribuire convertendo i prestiti a queste aziende in garanzie e altre forme di aiuti nell'ambito delle nuove norme Ue”, avevano ribadito dal Cers, secondo cui “la priorità per gli Stati membri è quella di creare le corrette condizioni per una ristrutturazione del debito che vada a buon fine”.
Anche Luis de Guindos, numero due dell'Eurotower, aveva messo in guardia dalla possibilità che mantenendo gli stimoli per troppo tempo si potesse incorrere in una "zombificazione" dell'economia, permettendo così la sopravvivenza di imprese insostenibili, ma aveva comunque ribadito l’idea secondo cui le autorità della zona euro avrebbero dovuto revocare gli stimoli monetari “solo gradualmente". (riproduzione riservata)