Il consiglio direttivo Bce ritiene la politica monetaria ancora restrittiva. Francoforte vuole portare i tassi verso un livello neutrale a causa della debolezza dell’economia e del ritorno dell’inflazione verso il target. Schnabel però chiede di iniziare la discussione per fermare i tagli
I verbali Bce della riunione del 30 gennaio, pubblicati oggi, hanno mostrato che la maggior parte dei banchieri centrali ritiene che i tassi siano ancora restrittivi. Di conseguenza c’è spazio per un’altra riduzione nel prossimo consiglio, quello del 6 marzo. Da aprile potrebbero invece emergere punti di vista divergenti tra falchi e colombe.
«Guardando avanti, il consiglio direttivo ha ritenuto prematuro discutere di una possibile zona di atterraggio per i tassi Bce», è scritto nei verbali della riunione del 30 gennaio, quando i tassi sono stati abbassati dal 3% all’attuale 2,75%. «È opinione diffusa che, anche con l’attuale tasso, sia relativamente sicuro valutare la politica monetaria ancora restrittiva. Ciò è coerente anche con il fatto che l’economia è relativamente debole».
In un contesto di stagnazione e inflazione in calo verso il target del 2%, la Bce non ha più bisogno di comprimere l’economia con tassi restrittivi. Perciò i tagli andranno avanti almeno fino al livello neutrale (che però è impossibile individuare in anticipo).
Il riferimento a tassi restrittivi fa pensare che ci sia spazio almeno per un’altra sforbiciata il 6 marzo, che sembra accettata anche dai falchi. Ad aprile la discussione sarà con ogni probabilità più intensa.
I mercati considerano certo il taglio di marzo e prevedono in tutto altre 3-4 riduzioni dei tassi quest’anno, fino ad arrivare all’1,75-2%.
Anche la presidente Christine Lagarde il 30 gennaio in conferenza stampa ha parlato di tassi «restrittivi» aggiungendo che la direzione della Bce è «chiara», cioè indirizzata verso un’ulteriore riduzione dei tassi. Questo tipo di comunicazione tuttavia potrebbe cambiare dopo il consiglio del 6 marzo.
Uno studio Bce uscito il 7 febbraio ha stimato il tasso neutrale per l’economia europea in una fascia compresa tra l’1,75% e il 2,25%.
Nei giorni scorsi tuttavia il falco del comitato esecutivo Bce Isabel Schnabel ha detto di non essere sicura che i tassi siano ancora restrittivi, prendendo così una posizione diversa da quella della maggioranza del consiglio.
Schnabel ha aggiunto di voler iniziare la discussione per fermare o mettere in pausa i tagli dei tassi. Questo tema è stato giudicato «del tutto prematuro» da Lagarde a fine gennaio.
Secondo l’analisi Bce la disinflazione è «ben avviata» e i rischi per la crescita sono «orientati al ribasso». Le prospettive dell’economia, secondo le minute di Francoforte, sono «offuscate dall’elevata incertezza derivante dalle tensioni geopolitiche, dalle preoccupazioni per la politica fiscale nell’area euro e dalle recenti frizioni commerciali globali associate a potenziali azioni future dell’amministrazione Usa che potrebbero portare a un rallentamento dell’economia mondiale». Negli ultimi giorni Donald Trump ha annunciato dazi del 25% sui prodotti europei.
A fine gennaio la Bce ha deciso di portare i tassi «verso un livello neutrale per evitare di frenare inutilmente l’economia», come scritto nei verbali, anche se i rischi per la ripresa non erano tali da motivare un’accelerazione, ovvero un taglio dello 0,5%, invece che dello 0,25%.
Data l’incertezza sull’economia, la banca centrale ha inoltre confermato che le decisioni saranno «riunione per riunione», quindi senza indicazioni prospettiche (forward guidance). (riproduzione riservata)