Non stiamo facendo «né passi avanti né passi indietro» sul nome del nuovo Papa. È una descrizione di «stallo» quella del cardinale Ignace Bessi Dogbo, arcivescovo cattolico ivoriano, che ha parlato con i giornalisti all’uscita della decima Congregazioni del 5 maggio in Vaticano. Ed è forse la descrizione più veritiera ad appena un giorno all’inizio del Conclave, con i cardinali che in queste ore cercano di tirare le fila.
Per questo le congregazioni in programma sono raddoppiate, mattina e pomeriggio: sono tanti, infatti, i porporati che hanno chiesto di parlare al pre-conclave, momento decisivo per scegliere il profilo del nuovo Papa.
Nella mattinata del 5 maggio sono stati ben 26 sono gli interventi. Tra questi è «stata tratta la figura del Papa che deve essere un Pastore in un mondo in crisi e si è parlato con preoccupazione delle divisioni nella Chiesa», ha detto il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, sottolineando la presenza di 132 elettori sui 133 che entreranno in Cappella Sistina.
Il cardinale decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Re ha informato, inoltre, nel corso della decima congregazione, che sono state sorteggiate le stanze per i porporati che parteciperanno al Conclave. Camere che saranno suddivise tra Santa Marta Vecchia e Santa Marta.
È necessario più tempo e la rosa dei papabili resta molto ampia. Il tempo stringe: si dovrà verificare se si riesce a trovare quel consenso di massima per affrontare un conclave che non sia troppo lungo e dispersivo con un numero eccessivo di candidati. Il quorum di 89 voti appare davvero alto per chiunque in questo momento. Tra le ipotesi che trapelano c’è anche quella di scegliere una figura che possa mediare tra le varie anime del collegio cardinalizio, con un impegno futuro magari a replicare l’esperienza del C9 di Papa Francesco (riunione del Consiglio di cardinali istituito da Bergoglio nel 2013) ovvero quella di un consiglio allargato a rappresentanti di varie parti del mondo, ma anche «correnti», con il quale proseguire le riforme.
Non solo. In un clima di transizione e incertezza, sembra prendere corpo l’ipotesi di una coppia strategica Papa-Segretario di Stato per bilanciare sensibilità teologiche e aree geografiche della Chiesa universale. Se da un lato si assiste a una crescente volontà di continuità con il pontificato d Francesco, dall’altro non mancano le spinte verso un possibile ritorno a un assetto più tradizionale.
Tra le ipotesi che circolano con sempre maggiore insistenza nei Sacri Palazzi, si fa strada l’idea di un vero e proprio «ticket papale»: una sorta di tandem, seppur non ufficiale, tra un Papa (preferibilmente italiano) e un Segretario di Stato vaticano scelti strategicamente per equilibrare le diverse anime della Chiesa. L’idea sarebbe quella di bilanciare la scelta del pontefice con una nomina alla Segreteria di Stato che rispecchi la varietà geopolitica e teologica del Collegio cardinalizio. In un mondo cattolico sempre più globale, polarizzato tra istanze riformiste e richiami tradizionali, l’ipotesi di un tandem equilibrato - anche se non formalmente dichiarato - potrebbe facilitare la convergenza del Collegio cardinalizio su un candidato.
Tra i papabili italiani, il nome più accreditato resta quello del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato uscente, non solo influente ma assai stimato da almeno un terzo del Sacro Collegio. Uomo di curia per eccellenza, è apprezzato per la sua abilità diplomatica e la sua visione equilibrata della governance ecclesiale. Sulla carta è il nome più forte, c’è chi gli attribuisce già un pacchetto di una quarantina di voti. Le fake news sulla salute non lo hanno scalfito, sono anzi la riprova della solidità della sua posizione.
E nel caso di elezione di un papa straniero, Parolin potrebbe rappresentare una scelta di continuità nella macchina vaticana. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, appare tra i più forti candidati europei. Con la sua empatia pastorale, l’impegno per la pace (anche tramite la Comunità di Sant'Egidio) e lo stile dialogante, potrebbe rappresentare una scelta di mediazione tra conservatori e progressisti. In caso di elezione, potrebbe affiancarsi a un Segretario di Stato di caratura internazionale come il cardinale filippino Luis Antonio Tagle (per proseguire nel solco missionario) o Parolin (per garantire continuità amministrativa e diplomatica). Tra i progressisti che sostengono le riforme avviate da Papa Francesco, con attenzione a temi sociali, ambientali e di inclusività, spunta sempre di più il nome del cardinale Mario Grech (Malta): segretario generale del Sinodo dei Vescovi, inizialmente conservatore, ha poi sostenuto le riforme di Francesco, mostrando apertura verso la comunità Lgbt.
Un altro nome che si fa strada, e che potrebbe essere una possibile sorpresa, è quello del cardinale Mauro Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano.
Insomma, in un conclave dove un blocco di minoranza al momento potrebbe bloccare il raggiungimento della soglia maggioritaria dei due terzi dei cardinali elettori, la convergenza su un tandem potrebbe rivelarsi decisiva. Con la fine dei nove giorni filati di Messe in suffragio di Francesco, il Collegio dei Cardinali allargato composto da 252 porpore che ormai da due settimane governa la Sede Vacante passa il timone al collegio più ristretto dei Cardinali elettori a 133 membri. Sarebbero dovuti essere 136: due hanno dato forfait perchè ammalati e Angelo Maria Becciu ha rinunciato per la vicenda giudiziaria e canonica che lo coinvolge.
Oltre le doppie Congregazioni, per i soli elettori oggi è anche giorno di giuramento sulla segretezza di quanto accadrà si dirà e accadrà in Conclave da mercoledì pomeriggio.
L'elezione del nuovo Papa, stando alla durata media di due giornate dei conclavi dal 1900 a oggi, è improbabile già mercoledì 7 alla fumata delle 19 al termine della prima votazione. È assai possibile giovedì 8 in una delle quattro votazioni e due fumate (pre 12 e 19 ) in programma. È considerata non rinviabile oltre in una delle altre quattro votazioni e due fumate schedulate venerdì prossimo.
Se da stasera all’«extra omnes», che mercoledì alle 17 serrerà a chiave la clausura della Sistina, i cardinali elettori non troveranno un accordo blindato da un centinaio di voti sicuri su un nome che ad oggi non è raggiunto, la prima fumata sarà nera.
È infatti la prima votazione che, se non risolutiva, è chiamata a dire se e e chi cresce, se e chi non decolla fra i vari cardinali al momento destinati a entrare papabili in Conclave. O se invece è ora di mettere in campo un nome nuovo risolutivo, come è stato appunto per la scelta di papa Woityla e di Papa Bergoglio e non invece è servito fare per Papa Ratzinger. Giovedì 8, alla vigilia della parata e del discorso di Putin, è attesa con maggiore probabilità la fumata bianca. (riproduzione riservata)