La Commissione Cardinalizia dello Ior, l’Istituto per le opere di religione, ha un nuovo presidente. Si tratta di Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito de L’Aquila, membro della Commissione dal 2020, che subentra al cardinale Christoph Schönborn, in uscita per sopraggiunti limiti di età.
La Commissione Cardinalizia rappresenta il vertice della struttura di governo dell’Istituto per le Opere di Religione, la cosiddetta «banca vaticana», mentre la gestione operativa è affidata al Consiglio di Sovrintendenza, presieduto dal banchiere Jean-Baptiste de Franssu.
«Nel corso di questi anni sono stato testimone diretto delle importanti evoluzioni realizzate dall’Istituto al servizio del Santo Padre e della Chiesa Universale», ha commentato Petrocchi. «Insieme al Consiglio di Sovrintendenza, proseguiremo lungo questo percorso nell’ottica di un continuo miglioramento e di sinergiche collaborazioni, nel pieno rispetto dell’etica cattolica e dei principi di trasparenza e di corresponsabilità».
L’organismo vigila sulla fedeltà dello Ior alle norme statutarie e delibera sulla destinazione degli utili, fatte salve le esigenze di patrimonializzazione.
Fondato nel 1942, l’Istituto gestisce fondi destinati a opere di religione e carità, e i suoi clienti sono enti ecclesiastici e personale vaticano. Per molto tempo il suo nome è stato associato più a scandali che a opere di bene: dal caso Banco Ambrosiano negli anni Ottanta alle grandi inchieste sul riciclaggio, fino alle pressioni per aumentare trasparenza e controlli esercitate sullo Ior dagli organismi internazionali. Ma negli ultimi anni molto è cambiato.
Prima con Benedetto XVI e poi con Francesco, sono cominciate riforme profonde per le finanze vaticane che hanno fatto cambiare volto allo Ior riconducendolo nella sua funzione originaria e adeguato agli standard internazionali del sistema bancario: oggi è l’unico ente vaticano vigilato da un’autorità terza, diversa dagli organismi della Santa Sede.
Lo Ior è stato anche il protagonista dell’opera di trasparenza che ha fatto emergere il famoso scandalo del palazzo di Londra che ha visto condannati per vari reati il cardinale Angelo Giovanni Becciu e i finanziari che gestivano i fondi riservati della Segreteria di Stato. Attualmente è in corso il processo di appello e gli imputati si proclamano innocenti.
Le riforme che continuano ancora oggi con Leone XIV. Lo scorso 20 gennaio la Commissione è stata inoltre integrata da Papa Leone XIV con la nomina del cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ed esponente della Curia romana. E come primo anno, papa Prevost ha ridisegnato i poteri tra Ior e l’Apsa – una sorta di Tesoro del Vaticano – affindando a quest’ultima la gestione degli asset della Santa Sede, affidandoli anche a banche e istituzioni finanziarie diverse dallo Ior.
A ricordare questo percorso di riforme in atto è stato lo stesso presidente uscente, il cardinale Christoph Schönborn: «Desidero innanzitutto esprimere la mia profonda gratitudine a Sua Santità Papa Francesco per il suo prezioso, costante e illuminato sostegno durante il lungo e impegnativo processo di riforma dello Ior. Estendo inoltre i miei più sentiti ringraziamenti al direttore generale, Gian Franco Mammì, la cui instancabile dedizione e leadership esemplare, insieme all’impegno del management e del personale dell'Istituto, hanno reso possibili queste riforme». E ha ricordato che il consiglio di Soprintendenza «sotto la guida illustre del suo presidente, Jean-Baptiste de Franssu» ha guidato e supervisionato una trasformazione di vasta portata dell’istituto, che ha ottenuto ampio riconoscimento e stima all'interno della comunità finanziaria internazionale».
L’Istituto delle Opere di Religione, si avvia, dunque, ad un cambio generazionale nei prossimi mesi. Lo stesso dg Mammì, 70 anni, da sempre nella banca vaticana, dove ha iniziato a lavorare nel 1992 è ormai in scadenza per ragioni di età. È direttore generale dal novembre del 2015. Andrà in pensione a novembre 2026, e dunque è in procinto di essere sostituito. (riproduzione riservata)