L'euro scende al livello più basso dal 3 novembre del 2023 a 1,0645 dollari all’indomani della Bce che ha segnalato che potrebbe tagliare i tassi di interesse a giugno, smarcandosi dalla Fed che, invece, potrebbe aspettare fino alla fine del 2024. Inoltre, lo yen è calato a un nuovo minimo degli ultimi 34 anni a 153,4 (livello di giugno 1990).
Ora la moneta unica arretra a 1,065 dollari (-0,83%). Da lunedì è scesa dell'1,5%, il più grande calo settimanale dalla metà del 2023. Mentre il cambio dollaro/yen vale 153,254 (+0,08%). È ancora l’effetto dell’inflazione statunitense più forte del previsto a marzo. «Il biglietto verde schiaccia tutte le principali valute rivali in qualità di valuta rifugio, specialmente contro euro, sterlina e yen. Rispetto alla moneta unica, le oscillazioni, dopo alcuni giorni di calma piatta, il biglietto verde si è apprezzato di circa l’1%», sottolinea Pierre Veyret, analista tecnico di ActiveTrades. Ora il prossimo obiettivo per il cross euro/dollaro è a 1,052 dollari.
Quanto allo yen sui minimi degli ultimi 34 anni, stupisce gli esperti che la BoJ sia intervenuta solo verbalmente, tramite il portavoce del governo Hayashi che non ha escluso un intervento a sostegno della valuta. «Ma per ora sono solo chiacchiere. E il mercato spinge», aggiunge Veyret. Il governatore Ueda ha pensato di avere tutto il tempo necessario prima di adottare ulteriori misure per normalizzare la politica monetaria in Giappone. Tuttavia, l'atteggiamento dovish della BoJ continua a indebolire lo yen. «Nella riunione che si terrà alla fine del mese, riteniamo che la BoJ debba rallentare gli acquisti di titoli di Stato giapponesi e interrompere l'espansione del suo bilancio. Inoltre, deve delineare un percorso di rialzo dei tassi di liquidità e ci aspettiamo un passaggio allo 0,25% a luglio e allo 0,5% nel corso dell'anno», afferma Mark Dowding, Fixed Income Cio di Rbc BlueBay AM.
Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, si aspetta che lo yen registri i maggiori guadagni rispetto al dollaro, dato che la BoJ probabilmente porrà fine alla sua politica di tassi negativi nella riunione di aprile. Tuttavia, alla luce della debolezza dell'economia giapponese e delle recenti dichiarazioni dei funzionari della BoJ, «i mercati hanno ridimensionato le loro aspettative sul futuro percorso di rialzo dei tassi. Riteniamo, quindi, che il percorso di apprezzamento dello yen nei confronti del dollaro sarà probabilmente più graduale di quanto avevamo previsto l'anno scorso, ma dovrebbe consentire un rialzo relativamente più elevato per lo yen rispetto alle altre principali valute, escludendo il dollaro».
Per Wewel la sovraperformance ciclica degli Stati Uniti giustifica l'attuale valutazione del dollaro. «Riteniamo improbabile che la dinamica del dollaro cambi molto nei prossimi mesi. Da un punto di vista macro-relativo, va riconosciuto che l'economia statunitense continua a beneficiare di dati molto più solidi rispetto agli altri mercati sviluppati, il che dovrebbe favorire il dollaro nella sua attuale valutazione fino a quando la crescita degli Stati Uniti sarà più elevata che altrove. Tuttavia, ci aspettiamo che la sovraperformance ciclica degli Stati Uniti si affievolisca a un certo punto, con la normalizzazione del mercato del lavoro e l'aumento del tasso di risparmio», prevede Wewel.
Inoltre, i tassi di riferimento rimarranno probabilmente al di sopra della neutralità più a lungo, il che significa che la trasmissione della politica monetaria dovrebbe acquisire maggior visibilità con la normalizzazione del ciclo. Ciò dovrebbe in ultima analisi pesare sulla crescita degli Stati Uniti. «Riteniamo, inoltre, che la misura in cui i dati statunitensi hanno sorpreso al rialzo negli ultimi mesi probabilmente non potrà essere mantenuta a lungo. Di conseguenza, la sorpresa relativa a livello macro probabilmente volgerà a favore dei dati non statunitensi», precisa Wewel.
Tuttavia, con i dati recenti che suggeriscono che i Pmi globali sono scesi al minimo alla fine del 2023 e con un miglioramento dei nuovi ordini, che suggerisce che le aziende stanno rifornendo le scorte, «riteniamo che il relativo miglioramento dello slancio ciclico dovrebbe dare all'euro un vantaggio nei confronti del dollaro, considerando che i Pmi dell'area dell'euro stanno uscendo da livelli bassi e che la Germania ha probabilmente superato il picco di pessimismo», sottolinea Wewel.
Anche dal punto di vista della politica monetaria il FX Strategist di J. Safra Sarasin si aspetta uno scarso impulso per il mercato delle valute. «Dato che la dinamica dei prezzi si è dimostrata più persistente negli Stati Uniti, riteniamo che la Fed effettuerà solo tre tagli dei tassi quest'anno rispetto ai quattro previsti dalla Bce, ma pensiamo che gli attuali livelli del cambio euro-dollaro tengano già sufficientemente conto di questa divergenza», precisa l’esperto il quale prevede anche che il cambio sterlina-dollaro sarà supportato ai livelli attuali finché la BoE manterrà il suo orientamento falco. Data l'elevata crescita dei salari e il pronunciato rimbalzo dei servizi, ciò non è improbabile. (riproduzione riservata)