Le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia contengono sempre indicazioni preziose sullo stato delle nostre banche. La prima di queste, assai positiva, è la sostanziale fine della «alterità» del sistema bancario rispetto agli altri Paesi europei. Le banche italiane, soprattutto le più grandi, hanno colmato, sia in termini di qualità degli asset che di coefficienti di capitale, gli ampi divari del passato con i competitor europei. I risultati raggiunti a partire dal 2015 in poi sono di grande rilievo a testimonianza di uno sforzo degli intermediari, di una efficace pressione della vigilanza, ma anche di un quadro di riforme e nuovi strumenti ben calibrati dai governi dell’epoca. Le Gacs sono state per esempio strumento chiave per la riduzione delle sofferenze, un problema che per un certo periodo era sembrato divenire male cronico del nostro sistema. Sul lato della governance, positiva è stata la riforma delle banche popolari che ha imposto la conversione in società per azioni. La legittimità di questa misura è stata proprio ieri confermata dal Consiglio di Stato.
Altre considerazioni della Relazione del governatore riguardano l’attuale momento di transizione. Infatti, anche il credito sta progressivamente emergendo dalle misure straordinarie prese per contrastare gli effetti economici della pandemia. Rimarranno ancora in vigore per qualche mese le moratorie sui pagamenti e l’accesso ai crediti garantiti dallo Stato. Tuttavia i primi segnali cominciano a percepirsi sullo stato del settore finanziario all’uscita dalla crisi. Per esempio, come indica il governatore, le rettifiche di valore sui finanziamenti in bonis indicano un peggioramento del rischio di credito. Non si tratta di segnali al momento particolarmente preoccupanti, ma essi necessitano la puntuale attenzione e l’eventuale adozione di correttivi da parte degli intermediari al fine di garantire trasparenza sulla qualità del credito. Inoltre, le banche europee sono ancora sottoposte a misure di restrizione sulla distribuzione dei dividendi, un altro provvedimento dettato dalle necessità della pandemia. Visco ha ricordato come queste limitazioni raccomandate dalle Bce abbiano contribuito al rafforzamento patrimoniale delle banche italiane. Tuttavia, anche queste misure sono destinate a terminare, probabilmente a partire da settembre, come anche prospettato in una recente intervista dal governatore della Banca di Francia. Con l’uscita dall’emergenza e con la fine delle misure congiunturali, le banche torneranno a operare sul mercato e molto probabilmente in un quadro economico di ripresa. Si tratta di un quadro meno fosco di quello che molti prospettavano ancora qualche mese e che potrebbe migliorare ulteriormente se la ripresa economica fosse così robusta come comincia a prospettarsi. Questo scenario non può tuttavia far dimenticare le sfide strutturali che il sistema bancario, non solo italiano, deve affrontare. Esso si trova all’incrocio di tensioni strutturali che provengono da più parti e che ne minano la redditività. Anzitutto vi è una competizione tecnologica da parte del mondo Fintech e Big Tech che, come lo stesso governatore sottolinea, impone alle banche continui investimenti in innovazione anche di prodotto e in tecnologia digitale e quindi anche in efficaci protezioni di sicurezza cyber. Queste necessità mettono in particolare difficoltà le banche di piccole dimensioni. Inoltre anche in Italia, finalmente comincia a prodursi un’espansione e un rafforzamento del ruolo del mercato dei capitali nel finanziamento dell’economia reale, che tende a occupare spazi prima riservati al solo credito bancario.
Visco saluta positivamente questi sviluppi, peraltro indicando nei Pir Alternativi il giusto canale per «l’afflusso di risorse verso le società non quotate». Infine, su un orizzonte di medio termine, sono da comprendere le conseguenze sugli intermediari dell’introduzione di moneta digitale da parte delle banche centrali. Questo sviluppo da semplice ipotesi studio sta diventando una prospettiva sempre più concreta. L’effetto potrebbe essere dirompente, qualcuno addirittura prospetta la completa disintermediazione e la fine del sistema bancario. Non sarebbe la prima volta che questa previsione non si avvera. (riproduzione riservata)