Secondo alcuni, Christine Lagarde potrebbe lasciare il vertice della Bce nell'autunno prossimo, smentendo le previsioni che la vedrebbero tornare in Francia per prepararsi al confronto elettorale per la presidenza della Repubblica (in quale ruolo non è chiaro) solo nel prossimo anno. Si tratta, però, di voci prive per ora di conferme. Soprattutto si tratta di capire quando le condizioni della barca, per usare una metafora della presidente, saranno considerate tranquillizzanti sicché la Lagarde riterrà di poter lasciare l'imbarcazione.
Intanto, la Germania, stando ad alcune informazioni, in particolare di Bloomberg, ha deciso di uscire allo scoperto per la nomina del successore di madame Lagarde se questa confermerà, come si ritiene, l'intento di lasciare anticipatamente la carica per prendere parte, come accennato, alle fasi dell'elezione in Francia del successore di Emmanuel Macron. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha proposto per la successione il presidente della Bundesbank Joachim Nagel. Viene fatto notare che finora non si è però espresso il Cancelliere Friedrich Merz. Ci si chiede comunque se si tratti di un ballon d'essai per verificare le ripercussioni o di un piano che, più avanti, potrebbe registrare anche l'intervento di Merz.
Nagel - sia chiaro - è dotato di tutte le competenze e le capacità per svolgere bene il ruolo di presidente della Bce. Ma il fatto che il presidente della Commissione Ue sia anch'essa tedesca, Ursula von der Leyen, creerebbe certamente un problema con due personalità dello stesso Paese al vertice di istituzioni con poteri molto più numerosi e penetranti, per esempio, di quelli dell'Europarlamento. Ci si domanda allora: se la Von der Leyen lasciasse la carica per assumere quella di presidente della Germania alla scadenza del mandato di Frank-Walter di Steinmeier, sarebbe ipotizzabile che il governo tedesco rinunci alla presidenza della Commissione Ue?
In ogni caso, c'è di più: in occasione della costituzione della Bce e della realizzazione dell'euro, l'accordo tra Mitterand e Kohl, il presidente francese e il Cancelliere tedesco, prevedeva, come poi fu attuato, che la Banca centrale avrebbe avuto sede a Francoforte, ma mai un tedesco ne sarebbe stato presidente. Bisognerebbe ricordare che, pur essendo trascorso molto tempo, il brocardo «pacta sunt servanda», che integra un sommo principio giuridico, ha ancora la sua piena validità. Allora potrebbe immaginarsi che la Germania faccia il nome di un prestigioso esponente per poi, però, rinunciare al sostegno, ma in cambio di posizioni importanti nel vertice dell'istituto centrale e per altre contropartite in materia di istituzioni e attività finanziarie con rilievo europeo.
Se così è, si dimostrano ancora una volta gli effetti a catena non positivi che l'annuncio della Lagarde ha iniziato a provocare ed è la prima volta che ciò accade per la Bce, segnando il primo nome che la lascia per la possibile assunzione di cariche in istituzioni della politica. Ciò non fa certamente bene alla stessa Banca centrale. La Lagarde ha detto che in questa fase non lascia la nave che si trova a navigare in difficoltà per i gravi problemi geopolitici e dell'economia. Non credo che il suo sia simile al caso di un politico italiano che, molti anni fa, lasciò la presidenza della Commissione Europea (non una Banca centrale) per candidarsi alle elezioni politiche in Italia. Ne seguirono critiche dei partiti quasi unanimi.
Ma al caso Lagarde si avvicina. E l'indipendenza di una istituzione si tutela sia all'entrata, con il conferimento degli incarichi, sia all'uscita, proibendo le «porte girevoli» e le diverse forme di incompatibilità e conflitti di interesse successive. Ed è bene stare con gli occhi aperti, anche ovviamente l'Italia, per fare valere la propria posizione, non difettando di certo di un possibile autorevole candidato, innanzitutto nell'interesse dell'Unione. Osservare le regole della tattica e non scoprirsi è opportuno e necessario. Ma ciò non esclude il lavoro dietro le quinte, che deve essere costante per essere preparati quando scoccherà l'ora “x”. (riproduzione riservata)