Gli investimenti delle utility italiane in cybersecurity sono triplicati in un solo un anno arrivando a 670 milioni di euro, secondo la survey Kic diffusa da Utilitalia. Ma questa cifra, pari a quasi l’1% del fatturato, ancora non basta per creare un vero scudo contro gli attacchi digitali che minacciano acqua, luce e gas. Eppure, si tratta di asset strategici, la cui protezione secondo Utilitalia deve diventare una priorità nazionale, anche alla luce dell’impennata dei cyber-attacchi: +40% nel primo trimestre 2025 rispetto al 2023, con una proiezione di crescita di un altro 21% entro fine anno.
«Stiamo osservando non solo una maggiore frequenza ma anche una maggiore intensità degli attacchi, che colpiscono aree estremamente critiche», spiega a MF-Milano Finanza Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia.
La parte più esposta è il settore idrico, dove la frammentazione degli operatori e l’età di molte infrastrutture rendono più difficile uniformare i livelli di protezione.
Utilitalia stima un fabbisogno annuo di 40 milioni di euro per portare la sicurezza a standard adeguati. La vulnerabilità riguarda soprattutto i sistemi di Ot-Operational Technology, cioè le tecnologie che controllano gli impianti fisici (valvole, pompe, automazioni, telecontrollo), spesso meno protetti delle reti It-Information Technology. Il settore energetico, invece, è leggermente più protetto, grazie a operatori più grandi e investimenti avviati da più tempo.
Ma non è solo un tema di risorse. L’analisi PwC mostra che solo il 24% delle imprese investe realmente in misure preventive. «Prevenire è molto più efficace che curare», osserva Dal Fabbro. «Richiede però monitoraggio costante, valutazioni periodiche, test di intrusione e formazione del personale».
Per il presidente di Utilitalia la difesa oggi poggia su tre direttrici: investimenti interni, collaborazione con le istituzioni e innovazione tecnologica. «In casa propria bisogna dotarsi dei migliori sistemi di monitoraggio e mitigazione. Ma poi serve un dialogo stabile con le istituzioni, perché in caso di emergenza dobbiamo essere tutti più proattivi e reattivi». Dialogo che oggi sarà al centro del forum «Cybersecurity, la nuova sfida delle utility» al quale parteciperanno il ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Bruno Frattasi.
«Bisogna anche tenere conto che creare un virus costa pochissimo e l’AI renderà gli attacchi ancora più veloci. Per difenderci dobbiamo investire anche noi in ricerca e sistemi basati su intelligenza artificiale, e sviluppare nuove competenze, perché mancano esperti di cybersecurity», afferma Dal Fabbro. «La cybersicurezza è ormai una priorità strategica accanto al cambiamento climatico: solo cooperazione istituzionale, innovazione e formazione possono garantire la resilienza delle infrastrutture e la continuità dei servizi». (riproduzione riservata)