Il processo per la scelta del prossimo presidente della Federal Reserve è ufficialmente avviato, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent.
«Il percorso formale è già partito», ha affermato Bessent in un’intervista a Bloomberg. «La decisione spetta al presidente Trump e sarà presa secondo i suoi tempi». Il segretario ha sottolineato che esistono validi candidati sia all’interno che all’esterno della Fed.
«Tradizionalmente, il presidente della Fed lascia anche la carica di governatore. Negli ultimi tempi si è molto parlato del rischio che una figura di ‘presidente ombra’ possa generare confusione prima della nomina ufficiale, e ritengo che per i mercati sarebbe fonte di incertezza se un ex presidente rimanesse nel board», ha spiegato Bessent.
Interpellato sulla possibilità che Trump possa rimuovere Powell prima della scadenza del mandato prevista per il prossimo anno, il segretario al Tesoro ha risposto: «Come ha detto lo stesso presidente Trump, non c’è l’intenzione di licenziare Powell».
Negli ultimi giorni sono aumentate le speculazioni, dopo che alcuni funzionari della Casa Bianca hanno pubblicamente criticato la gestione di un progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari nella sede della Fed.
Secondo alcune ipotesi, Trump potrebbe usare questa vicenda come pretesto per rimuovere Powell, che ha già criticato in passato per non aver abbassato i tassi d’interesse.Come riporta Reuters, alla domanda se potesse essere lui stesso uno dei nomi in corsa per guidare la Fed, Bessent ha evitato di rispondere.
Secondo diverse fonti finanziarie internazionali, i mercati e gli analisti si stanno preparando all’eventualità che Trump nomini un presidente della Federal Reserve con un orientamento marcatamente dovish, favorevole cioè a una politica monetaria espansiva basata su tassi d’interesse più bassi e potenzialmente nuovi programmi di acquisto di Treasury a lungo termine.
Come riportato da Reuters in un articolo del 27 giugno 2025, il presidente Usa ha dichiarato esplicitamente che non nominerà nessuno alla guida della Fed che non sia favorevole a un taglio dei tassi, mentre secondo Bloomberg, l’investitore Paul Tudor Jones ha affermato che il candidato più probabile sarà un presidente ‘super-dovish’, perfettamente allineato con l’agenda economica trumpiana.
Inoltre, Business Insider, in articolo di giugno 2025, riferisce che gli investitori stanno già scontando questa prospettiva: i rendimenti obbligazionari sono in calo e il dollaro si sta indebolendo in previsione di una Fed più accomodante. Deutsche Bank, citata ancora da Reuters in un articolo del 15 luglio 2025, avverte che una nomina politica troppo espansiva potrebbe minare la credibilità della banca centrale. Infine, un approfondimento del Financial Times di luglio 2025 sottolinea i timori legati all’indipendenza della Fed, che potrebbe essere messa in discussione se Trump imponesse un orientamento troppo allineato con la sua politica fiscale e commerciale.(riproduzione riservata)