Unicredit accelera sulla riduzione dei capitali dei clienti affidati ad Amundi, con l’obiettivo di azzerarli entro meno di due anni. La decisione, secondo Bloomberg, solleva pesanti interrogativi sul futuro di una partnership storica, in scadenza nel luglio 2027.
La banca ha scelto una strategia che può comportare penali per la rottura del contratto, hanno dichiarato persone vicine alla partita. Si ritiene però che un divorzio determinerebbe un onere minore rispetto alle commissioni addebitate nell’ambito dell’accordo attuale.
Martedì 28 le azioni di Amundi sono crollate in scia alle indiscrezioni, perdendo fino al 7,5% alla borsa di Parigi mentre la capogruppo Credit Agricole ha lasciato sul terreno fino all’1,6%. Il titolo Unicredit ha registrato invece una variazione contenuta.
Quando Andrea Orcel è diventato ceo di Unicredit nel 2021, Amundi gestiva circa l’80% degli asset della banca. Oggi la quota è scesa a circa il 60% e, secondo le previsioni, potrebbe ridursi ulteriormente a metà del 2027 fino a quasi azzerarsi.
La collaborazione tra Unicredit e Amundi risale a quasi dieci anni fa, quando la banca italiana vendette la divisione Pioneer all’asset manager francese. Da allora, l’accordo ha rappresentato una pietra miliare per la gestione patrimoniale italiana, ma recenti vicende di mercato, come il tentativo fallito di acquisire Banco Bpm, hanno complicato il quadro. Credit Agricole, infatti, ha una partnership del 20% anche con Piazza Meda e ha aumentato la propria quota dopo l’offerta di Unicredit, proprio per ostacolare un’aggregazione.
Unicredit non ha ancora deciso se gestire internamente i fondi ritirati o affidarsi a un nuovo partner. La fase di incertezza ha già provocato una uscita di dipendenti da Amundi verso la banca italiana: un primo gruppo di dovrebbe unirsi alla banca entro fine anno, con ulteriori trasferimenti possibili.
Amundi stessa ha manifestato preoccupazioni sul futuro della partnership, anticipando che il suo prossimo piano strategico, in uscita il mese prossimo, terrà conto della possibilità che il contratto non venga rinnovato. (riproduzione riservata)