Unicredit batte le stime del mercato con un utile netto di 6,1 miliardi, in crescita dell’8% rispetto all’anno scorso, e un Rote al 21,3%, rafforzando così la traiettoria strategica indipendente delineata nel piano industriale.
La pubblicazione della semestrale avviene all’indomani del ritiro dell’ops su Banco Bpm, resa nota martedì 22. La decisione, frutto dell’opposizione da parte del management di Piazza Meda e delle rigide condizioni poste dal governo, chiude apparentemente un capitolo che avrebbe potuto ridisegnare il settore bancario italiano. Ma i conti mostrano che la crescita di Unicredit può proseguire senza operazioni straordinarie.
Nel solo secondo trimestre 2025, l’utile netto è stato pari a 3,3 miliardi (oltre il consensus a 2,5 miliardi), mentre l’utile rettificato (escludendo impatti una tantum) ha raggiunto i 2,9 miliardi, portando il totale del semestre a 5,7 miliardi. La redditività si conferma su livelli di soddisfazione, sostenuta da ricavi core in crescita e da un rapporto costi/ricavi inferiore al 36%, tra i migliori del settore.
Il margine di interesse ha mostrato una lieve flessione su base annua ma si è posizionato al di sopra delle stime e ha tenuto nonostante il calo dell’Euribor, grazie a una gestione disciplinata dei depositi e a un pass-through medio del 31%. Le commissioni sono risultate stabili anno su anno, con un buon andamento su base semestrale, trainato dai prodotti di investimento e assicurativi. Il rapporto costi/ricavi resta poco sotto il 36%, con costi operativi sostanzialmente stabili al netto degli effetti di perimetro.
La qualità dell’attivo rimane alta: il costo del rischio è stabile a 10 punti base, con 1,7 miliardi di overlay ancora disponibili per eventuali deterioramenti futuri. Le perdite su crediti sono contenute in 109 milioni nel trimestre, a conferma della prudenza nella gestione del rischio.
Anche la posizione patrimoniale si mantiene robusta: il Cet1 ratio pro-forma (incluso il Danish Compromise) si attesta al 16,2%, sostenuto da 2,4 miliardi di generazione organica di capitale nel trimestre, che coprono integralmente i 2,5 miliardi di accantonamenti per le distribuzioni agli azionisti.
«La performance del semestre è eccezionale», ha dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel, «e trasforma un anno che doveva essere di transizione nel nostro miglior anno di sempre». Il gruppo ha registrato ricavi core per 5,9 miliardi nel secondo trimestre, in aumento dell’1,3% su base annua, con una dinamica di crescita che interessa tutte le divisioni principali. La struttura dei costi resta tra le più efficienti del settore, con un cost/income inferiore al 36%, mentre prosegue l’investimento in innovazione e trasformazione digitale.
Alla luce di questi risultati, Unicredit ha alzato la guidance sull’intero esercizio 2025, prevedendo ora un utile netto di circa 10,5 miliardi, e ha aggiornato al rialzo anche le distribuzioni agli azionisti, che dovrebbero superare i 9,5 miliardi, di cui almeno 4,75 miliardi in dividendi cash.
Per il triennio 2025-2027, il gruppo stima distribuzioni cumulative di almeno 30 miliardi, di cui almeno 15 miliardi in contanti, confermando la centralità della remunerazione degli azionisti nella strategia industriale.
Intanto, il riacquisto di azioni proprie da 3,6 miliardi a valere sull’esercizio 2024 partirà «non appena tecnicamente fattibile», ha spiegato la banca, mentre l’acconto sul dividendo 2025 – previsto a 2,1 miliardi, in aumento del 46% – sarà erogato a ottobre.
«Guardiamo al futuro con fiducia», ha dichiarato Orcel. «I risultati che stiamo ottenendo sono il frutto del lavoro di un team che continua a superare le aspettative anche quando sembrerebbe impossibile farlo». Il banchiere ha poi sottolineato come Unicredit Unlocked stia entrando nella sua fase di piena accelerazione, con performance superiori al piano originario e una struttura rafforzata per affrontare eventuali difficoltà future».
A partire dal 2026, i risultati del gruppo includeranno anche i consolidamenti a patrimonio netto di Commerzbank e Alpha Bank, che dovrebbero contribuire in modo incrementale ai conti. Restano inoltre attive le iniziative esg, integrate nel piano industriale ma non ancora determinanti sui numeri di breve periodo.
Nel semestre, Unicredit ha registrato una crescita del 26% dell’utile per azione, un aumento del 31% del dividendo per azione accantonato e un +19% del valore contabile per azione su base annua.
Numeri che confermano la solidità della traiettoria finanziaria intrapresa. Dopo il passo indietro sull’operazione Banco Bpm, il gruppo prosegue dunque nella strategia autonoma delineata negli ultimi anni, facendo leva su una redditività operativa sostenuta e su una patrimonializzazione ai vertici del settore europeo.7
Il gruppo continua anche l’implementazione del piano esg e ha raggiunto nel semestre il 52% di stock di asset under management esg, superando l’obiettivo annuale. Sul fronte sociale, Unicredit Foundation ha stanziato complessivamente 80 milioni negli ultimi tre anni, con programmi educativi che mirano a coinvolgere oltre 680.000 studenti entro il 2026. (riproduzione riservata)