Il successo dell’ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm passerà anche attraverso le decisioni di Crédit Agricole, primo socio di Piazza Meda con in mano il 9,2% del capitale.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il ceo Andrea Orcel dovrebbe incontrare il numero uno della banque verte Philippe Brassac attorno a venerdì 20 e comunque entro la pausa natalizia. Un primo vertice tra i due banchieri era atteso già nei giorni scorsi ma è stato poi posticipato di qualche settimana.
L’attenzione del vertice di Agricole per la partita è alta. La banque verte è socio del Banco dalla primavera del 2022 quando acquistò la partecipazione per circa 350 milioni di euro. Oggi la quota vale oltre un miliardo grazie al rally messo a segno dal titolo negli ultimi due anni. Ma per Parigi quello in piazza Meda non è solo un investimento finanziario. In gioco ci sono importanti alleanze commerciali nel credito al consumo (attraverso la controllata Agos Ducato di cui Bpm detiene il 39%) e nelle polizze danni (attraverso Banco Bpm Assicurazioni).
Al centro delle interlocuzioni con Unicredit potrebbe finire proprio il futuro di queste fabbriche ad alto contenuto commissionale che per il business italiano dell’Agricole saranno un tassello importante in uno scenario di tassi sempre più bassi. Tra gli scenari possibili gli analisti ipotizzano per esempio una conferma delle alleanze in essere oppure una cessione delle fabbriche a Parigi. Ma sotto la lente ci dovrebbe essere anche un’altra partita sostanziale. Nel 2027 scadrà l’accordo di distribuzione tra Amundi e Unicredit. L’alleanza è il frutto della cessione di Pioneer all’asset manager francese, fatta nel 2016 per 3,5 miliardi.
Nell’ambito della sua strategia Orcel ha da tempo messo nel mirino il contratto e si sono rincorse indiscrezioni su uno scioglimento anticipato. La perdita dell’alleanza con Piazza Gae Aulenti sarebbe un vulnus per il business italiano di Amundi. Ecco perché nella trattativa Orcel potrebbe fare leva sul possibile rinnovo degli accordi in modalità e tempistiche ancora tutte da definire.
Se insomma l’attenzione sarà concentrata soprattutto sul futuro di partnership e fabbriche coinvolte nel deal, non è escluso che la discussione si sposti anche al network commerciale. Qualche analista ipotizza per esempio che l’Agricole possa subentrare a Unicredit sulle filiali in esubero, come accaduto nel 2006 dopo la fusione tra Banca Intesa e il Sanpaolo di Torino.
Sullo sfondo c’è poi il tema del prezzo messo sul tavolo da Unicredit. L'ops prevede un corrispettivo in carta con un premio dello 0,5% rispetto al prezzo di Banco Bpm del 22 novembre e uno sconto implicito del 7,6% rispetto a lunedì 25, con un valore implicito per azione di 6,66 euro.
Per il cda e per molti grandi soci di piazza Meda il corrispettivo è troppo basso e non valorizza a sufficienza la redditività di un istituto che insiste su alcune delle province più ricche del Paese. Qualcuno suggerisce che il vertice di Agricole potrebbe condividere queste considerazioni, anche se il tema non dovrebbe essere oggetto di confronto a breve.
L’apertura dei contatti con Unicredit rende comunque meno concreta la possibilità che la banque verte si lanci alla scalata del Banco. Una mossa di questo genere sarebbe percepita come ostile da parte del governo che già nei confronti di Unicredit ha ventilato il veto del Golden Power. (riproduzione riservata)