Questa mattina prima dell’apertura dei mercati Unicredit dovrebbe divulgare il provvedimento Golden Power sull’ops Banco Bpm approvato venerdì 18 dalla presidenza del Consiglio. I diktat saranno sottoposti anche alla Bce e alla Banca d’Italia che, nel corso del week end pasquale, hanno chiesto chiarimenti sulla mossa del governo.
È plausibile che la banca guidata da Andrea Orcel annunci anche contromisure, a partire da ricorsi alle autorità italiane ed europee. Sebbene la normativa preveda l’appellabilità del provvedimento solo in sede amministrativa (Tar e Consiglio di Stato), i vertici di Unicredit sanno che già nelle scorse settimane la Commissione Europea ha acceso un faro sull’uso dei poteri speciali, chiedendo alle autorità italiane informazioni sulla legislazione Golden Power, soprattutto con riferimento all'ops su Banco Bpm e agli altri deal del risiko bancario.
Nella prima disamina condotta dalla banca sono del resto emersi molti elementi di perplessità. La prima delle quattro prescrizioni fatte dal governo prevede l’uscita dalla Russia in nove mesi attraverso la cessazione di tutte le attività (raccolta, impieghi, collocamento fondi e prestiti transfrontalieri). Per Piazza Gae Aulenti la richiesta confligge non solo con il ruolo di supporto alle imprese italiane e tedesche svolto sinora dall’istituto ma anche con i molti paletti che Mosca impone alle exit dei gruppi occidentali. In aggiunta, si fa sapere, la prescrizione sembra non tenere conto del lavoro di de-risking svolto sinora da Unicredit che ha ridotto del 94% l’esposizione verso la Russia e si è impegnata a portarla a zero entro quest’anno.
Analoghe perplessità solleva la richiesta di mantenere il peso attuale degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani. Qui l’obiezione della banca è che la prescrizione, anziché tutelare il risparmio, lo danneggia visto che toglierebbe flessibilità alle strategie di diversificazione e di bilanciamento dei portafogli della sgr a detrimento dei risparmiatori clienti.
Quanto alla richiesta di mantenere per cinque anni l’attuale loan to deposit ratio di Unicredit e del Banco per garantire i finanziamenti all’economia, la contestazione di Piazza Gae Aulenti è netta: le politiche di impiego non possono essere fissate ex lege, si obietta, perché devono tenere conto delle condizioni di mercato, dei rischi di controparte e delle specifiche richieste della Vigilanza.
Se la richiesta di mantenere l’attuale portafoglio attuale di project financing delle due banche va incontro a minori contestazioni, è l’intera filosofia del provvedimento del Golden Power a non piacere a Unicredit che chiederà presto chiarimenti al governo. Il fatto che uno strumento nato per tutelare gli interessi strategici nazionali venga ora impiegato invasivamente in un’operazione tra due soggetti italiani a differenza di quanto accaduto per l’ops di Mps su Mediobanca o di Bper su Popolare di Sondrio non trova giustificazione, puntualizzano fonti legali.
Poco chiari per l’istituto sono anche i margini di flessibilità delle prescrizioni, soprattutto in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi nelle tempistiche previste. Tutti questi elementi pongono una pesante ipoteca sull’operazione, già finita in bilico per il mancato riconoscimento del Danish Compromise sull’opa Anima. L’offerta partirà il 28 aprile, ma dopo lo sgambetto di Palazzo Chigi la possibilità di un passo indietro di Unicredit appare concreta. (riproduzione riservata)