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Unicredit: picco di default al 6% nel breve, poi giù al 4% entro la fine del 2021
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Unicredit: picco di default al 6% nel breve, poi giù al 4% entro la fine del 2021

di Marco Vignali
09 dicembre 2020, 10:50

Per Unicredit una normalizzazione nei livelli di default nel 2021 offrirà un ulteriore supporto al restringimento degli spread. Tenersi a debita distanza dal cambio euro-dollaro alla vigilia della Bce ed evitare asset made in Usa

Durante l’inizio dell’ultimo mese di un anno che definire anomalo sarebbe un eufemismo, l’impressione che si percepisce sui mercati è quella di essere giunti ad un punto di svolta chiave. Dicembre ha portato, infatti, con sé rinnovati timori legati a diversi aspetti anche al di fuori della pandemia da Covid-19. Mentre i contagi non sembrano volersi arrestare, a tenere banco sono soprattutto le questioni legate alla Brexit, agli stimoli fiscali in Usa e alle politiche monetarie delle Banche centrali. Se da un lato questi aspetti preoccupano e non poco gli investitori anche in vista del 2021, con la scoperta e l’approvazione di alcuni vaccini il sentiment negli ultimi giorni sembrava migliorato.
 
Tuttavia, come evidenziano gli economisti di Unicredit, lo slancio direzionale pare essersi praticamente arrestato alla luce dei vari eventi di elevata importanza che attendono i mercati a partire da domani. L'Euro Stoxx 50 ha chiuso la sessione di ieri con un calo dello 0,1% e l'S&P 500 ha ritracciato dello 0,3%. Il rendimento dei Treasury Usa a 10 anni è sceso di 1 punto base allo 0,92% e il rendimento del Bund a 10 anni di 2 punti base a -0,61%. I Btp si sono mossi quasi in tandem con i cugini tedeschi, con lo spread Btp/Bund che ha chiuso a 120 punti base. Questa mattina, il sentiment sembra abbastanza costruttivo. Il future dell’S&P 500 è in rialzo dello 0,3% e l'Euro Stoxx 50 è attualmente in aumento dello 0,5%.
 
Il rischio che la Bce, domani, possa deludere le grandi speranze che il mercato ripone in essa non sembra, dunque, aver frenato l'andamento fiducioso delle economie globali. Mentre il rendimento del Bund è sceso di 6 punti base dallo scorso venerdì, è stato il Portogallo a rendersi protagonista in Europa e per la prima volta in assoluto il rendimento dei titoli di Stato portoghesi è sceso in territorio negativo. La Spagna non è molto lontana dal tagliare anch’essa questo traguardo, con l'attuale rendimento del decennale prossimo allo 0,03%.
 
"I Btp non sono ancora così prossimi allo zero, ma il rendimento a 10 anni ha raggiunto un nuovo minimo storico dello 0,59%. Mentre non c'è dubbio che le curve praticamente piatte tra le economie globali rappresentino un successo per la Bce, l'eccezionale performance aumenta il rischio di una risposta "buy the rumor-sell the fact" nei mercati obbligazionari, proprio a partire da domani. Detto questo, qualsiasi svolta in una tale direzione potrebbe rivelarsi di breve durata, data l’imminente stagione delle vacanze alle porte e le appena tre settimane alla fine dell'anno”, argomentano gli strategist di Unicredit.

Prima della riunione del consiglio della Bce di domani e dei negoziati cruciali sull’accordo commerciale della Brexit, i mercati del credito europei adotteranno probabilmente una posizione di attesa. Questo andamento è già stato osservato ieri, quando i mercati europei del credito sono rimasti tranquilli, con un'attività limitata e premi per il rischio di credito pressa modo costanti.
 
Nei sintetici, il tasso Main (il tasso di rifinanziamento principale, ndr) ha chiuso invariato. Anche gli indici degli spread di Cash iBoxx si sono ristretti leggermente, con una relativa sottoperformance del debito subordinato: il Non-finance index si è allargato di 1,4 punti base, mentre il Subordinated Financial Index è rimasto stabile. In termini di settore, le obbligazioni con rating Investment grade dei Media e dei Beni industriali hanno leggermente sovraperformato, restringendosi tutte a 0,8 punti base. Il mercato dei bond High yield si è solo moderatamente ampliato, con le obbligazioni con rating B che hanno sottoperformato. Altrove, il tasso di default aziendale è risultato più alto. I default speculativi europei sono saliti al 4,9% a fine novembre, in aumento rispetto al 4,2% di fine ottobre e significativamente superiori al livello pre-pandemico di gennaio, pari all'1,7% secondo i dati di Moody.
 
“Ribadiamo la nostra opinione secondo cui le prospettive economiche resteranno deboli fino al primo trimestre del 2021 e ciò rende probabile assistere ad un numero maggiore di default nel breve periodo”, sottolineano da Unicredit, “pensiamo che i default possano raggiungere un picco pari al 6%, per poi diminuire a seguito di un miglioramento delle prospettive di crescita e attestarsi a circa il 4% entro la fine del 2021. Una normalizzazione nei livelli di default nel 2021 offrirà un ulteriore supporto alla tendenza di restringimento degli spread che prevediamo per il prossimo anno, con il nostro target per l'iBoxx HY NFI di 275 punti base rispetto ai 320 attuali entro la fine 2021”.  

Per il mercato del forex, notizie contrastanti su diversi argomenti continuano a intrappolare i tassi di cambio in range di negoziazione ristretti, soprattutto per le valute del G10. Il cross valutario euro-dollaro è attualmente stabile intorno a 1,21 e Unicredit ritiene che alla luce della riunione di domani della Bce gli investitori si terranno alla larga dal suddetto cambio oggi. “Lo scenario si presenta come contrastato, con da una parte il nuovo aumento delle infezioni Covid-19 e dall’altra le opinioni positive da parte della Food and Drug Administration degli Stati Uniti per quanto riguarda la somministrazione di alcuni vaccini. Inoltre, per gli Usa vi sono anche altri fattori, quali l'approvazione definitiva del pacchetto fiscale statunitense e i timori delle rinnovate tensioni con la Cina. Questo ci porta a pensare che gli investitori tenderanno a preferire asset a debita distanza dal mondo statunitense. Inoltre, la mancanza di un risultato chiaro nei negoziati per la Brexit è probabile che tenga la sterlina in modalità di attesa, tanto contro l'euro quanto contro la valuta statunitense”, concludono da Unicredit. (riproduzione riservata)



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