Commerzbank è pronta ad aprire la trattativa con Unicredit in vista di una possibile integrazione. Il gruppo tedesco incaricherà la direttrice finanziaria Bettina Orlopp di condurre colloqui con la banca italiana che mercoledì 11 ha comprato il 9% del capitale per 1,5 miliardi. La decisione sarà formalizzata la prossima settimana dal consiglio di sorveglianza presieduto dall’ex presidente della Bundesbank Jens Weidmann.
Orlopp è uno dei manager di punta di Commerz e, secondo fonti finanziarie, sarebbe il candidato interno per la successione all’attuale ceo Manfred Knof. Un passaggio di testimone al vertice della banca viene considerato probabile anche in tempi brevi. Subito dopo il blitz di Unicredit del resto Knof ha annunciato che non sarà disponibile per un nuovo mandato dopo la sua scadenza a fine 2025, ma il passo indietro potrebbe arrivare in tempi più stretti.
Sinora la prima linea di Commerz non si è sbilanciata sull’ipotesi di un’aggregazione: «Siamo stati tutti molto sorpresi dal processo», si è limitata a dichiarare ieri Orlopp. «Per questo la cosa più importante ora è semplicemente risolvere la questione con calma, pensare a cosa c'è sul tavolo e come gestirlo». Fonti finanziarie suggeriscono che l’arrivo di Unicredit sia stato accolto con una certa freddezza dal ceo e dal top management e che siano allo studio iniziative per ostacolare un rafforzamento della banca italiana.
Al vaglio dell’advisor Goldman Sachs per esempio ci sarebbe uno stop del programma di buyback da 600 milioni annunciato ad agosto. Gli acquisti di azioni potrebbero infatti proiettare Unicredit verso il 10% del capitale senza ulteriori esborsi di denaro, cosa che il vertice di Commerz vorrebbe evitare.
Un clima di cautela si respira anche a Berlino. Il ministero delle finanze ha smentito le indiscrezioni su un imminente cessione del 12% rimasto in portafoglio allo Stato tedesco. «Il governo federale analizzerà attentamente la situazione e prenderà decisioni su come procedere a tempo debito», ha spiegato un portavoce. Qualche osservatore riconduce la prudenza dell’esecutivo alla fragilità della coalizione che si prepara a tenere le elezioni nazionali il prossimo anno e che teme un’ulteriore rafforzamento delle opposizioni e delle forze sovraniste.
Caute aperture sono invece arrivate dal regolatore. «Una qualsiasi operazione di fusione tra banche in Germania deve portare alla creazione di un istituto competitivo e solido in grado da poter sostenere la crescita dell'economia tedesca», ha dichiarato il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel durante un evento di Commerzbank a Francoforte. «Abbiamo bisogno di banche forti e robuste affinché le aziende possano affrontare e finanziare i loro compiti futuri. In caso di possibili fusioni - ha aggiunta Nagel, pur senza far riferimento specifico a Unicredit e Commerzbank - è importante che venga creata un istituto competitivo che svolga questo compito nel miglior modo possibile». Parole in linea con quelle pronunciate la scorsa settimana dal presidente della Bce Christine Lagarde: «Il consolidamento bancario a livello europeo è qualcosa che da più parti è auspicato da tempo».
La sponda dei regolatori potrebbe rivelarsi molto utile a Unicredit nei prossimi mesi. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, tra la fine del mese e l’inizio di ottobre la banca dovrebbe presentare a Bce l’istanza per superare il 10% del capitale, specificando la finalità dei nuovi acquisti. Nel mirino ci sarebbero sia la quota residua in mano allo Stato, il 12% che potrà finire sul mercato anche prima della scadenza del lock-up, sia i robusti pacchetti in mano ai fondi e ad altri gruppi privati.
Ieri intanto sulla mossa di Unicredit si è espresso il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina: «Mi sembra un'ottima operazione. Una strategia di diversificazione eccellente. È chiaro che è un primo passaggio perché hanno acquisito solo una quota. Mi sembra una strategia coerente con il loro modello di business», ha continuato Messina. «Noi abbiamo un modello di business completamente differente perché puntiamo su risparmio gestito, asset management e assicurazione e la diversione geografica per noi non è una priorità», ha concluso il banchiere. (riproduzione riservata)