Il ceo di Unicredit Andrea Orcel difende davanti al mercato la decisione di rinunciare all’ops su Banco Bpm. «Data la continua incertezza generata dal golden power, per Unicredit e i suoi azionisti, abbiamo deciso di porre fine a questa transazione e andare avanti». Sebbene la nostra decisione sia stata difficile, è assolutamente quella giusta per tutti i nostri stakeholder», ha tagliato corto il banchiere parlando mercoledì 23 in conference call con gli analisti. Orcel ha usato dichiarazioni che sembrano non lasciare spiragli su possibili nuovi tentativi per scalare Piazza Meda. Il banchiere ha anche smentito nuove operazioni di m&a a breve: «Noi non siamo tenuti a fare m&a, il nostro dovere non è creare valore. Monitoriamo le opportunità nei Paesi in cui operiamo: se creano valore per i nostri stakeholder allora ci muoveremo, altrimenti no. Al momento non ne vediamo».
Unicredit, in ogni caso, ora «andrà avanti. Stiamo accelerando oltre le aspettative, in particolare in Italia, guadagnando quote di mercato e aumentando il valore che prevediamo di creare per i nostri azionisti», ha spiegato Orcel.
E ancora sul consolidamento: «Come ceo di Unicredit, credo che il mio compito sia creare il massimo valore possibile per i nostri azionisti, rafforzando banca. L'm&a è solo uno strumento che, a seconda delle condizioni di un'operazione, può o meno contribuire al raggiungimento di questo obiettivo», ha puntualizzato Orcel.
Accantonato insomma il dossier Banco Bpm, il ceo punta il mirino sugli altri dossier caldi per Unicredit: «Stiamo consolidando il nostro posizionamento in Alpha Bank e Commerzbank e prevediamo una crescita organica sostenuta dalle attività di assicurazione, dagli asset rumeni e dalla fintech Vodeno, acquisita l’anno scorso. Queste operazioni non sono correlatr a quella su Banco Bpm. Non c'è alcuna intenzione, in questo momento, di fare altro se non di consolidare il nostro posizionamento in queste due banche. Credo ci sia moltissimo valore da creare, molto di più di quanto potremo creare in Italia».
Su Commerz peraltro, di cui detiene già il 20%, Orcel ha ribadito che è «necessario trasformare strumenti in azioni entro deadline». Quindi, come anticipato da MF-Milano Finanza, Unicredit potrebbe essere pronta a scattare al 28% dell’istituto, un soffio sotto la soglia di opa obbligatoria.
«La Germania rimane un'area chiave per il gruppo Unicredit, che intende aumentare l'esposizione dal 2026 con l'incremento della partecipazione in Commerzbank. Nel primo semestre ha mostrato una crescita redditizia, con nuovi record in tutti i Kpi che ha portato al primo semestre più forte degli ultimi dieci anni», ha spiegato Orcel. «Il successo di Commerzbank è il nostro successo», ha aggiunto il ceo di Piazza Gae Aulenti secondo il quale la posizione raggiunta nell'istituto tedesco è «dove avevamo detto di voler essere».
Per quanto riguarda la Russia, uno degli aspetti finiti sotto la lente del golden power e della Bce, Orcel ha garantito che Unicredit «sta procedendo con una compressione economicamente solida del Paese e ha costantemente mantenuto questo impegno. Questo trimestre segna un altro passo avanti in questo percorso, poiché riduciamo ulteriormente la nostra esposizione in tutte le dimensioni chiave», ha spiegato Orcel. «I depositi locali sono diminuiti del 31% nel trimestre, raggiungendo circa un miliardo, pari allo 0,5% dei depositi di gruppo, con una compressione totale dell'88% rispetto al primo trimestre del 2022». (riproduzione riservata)