Il governo tedesco tira il freno sull’operazione Commerzbank. Dopo il blitz che ha portato Unicredit al 9%, venerdì 20 settembre Berlino è uscita allo scoperto per la prima volta sull’ipotesi di un’aggregazione tra le due banche.
«Il comitato direttivo del Fondo di stabilizzazione del mercato finanziario (il veicolo che detiene la partecipazione in Commerz e che sta curando il processo dismissione per conto del ministero delle Finanze, ndr) ha deciso che, fino a nuovo avviso, il Fondo non venderà ulteriori azioni a seguito della vendita parziale dello scorso 11 settembre», spiega una nota del Fondo diffusa venerdì 20. «Ciò include anche le vendite relative a eventuali riacquisti di azioni da parte di Commerzbank».
«Commerzbank – continua il documento – è un istituto stabile e redditizio. La strategia della banca è orientata all'indipendenza. Il governo federale la accompagnerà fino a nuovo avviso mantenendo la sua partecipazione azionaria».
La mossa segnala l’estrema cautela con cui ha scelto di muoversi Berlino in una partita che potrebbe ridisegnare gli equilibri non solo la finanza tedesca, ma anche all’interno della fragile coalizione che oggi guida la locomotiva d’Europa.
Giovedì 19 peraltro è stata avviata un'indagine interna sulla vendita già avvenuta e sull’intervento inatteso degli italiani. Secondo quanto riportato ieri da Bloomberg, il governo tedesco non sarebbe soddisfatto dell'esito del collocamento della scorsa settimana e starebbe cercando di capire che cosa è andato storto. In particolare, sotto la lente ci sarebbe la sequenza di eventi che hanno portato all'acquisto in blocco di Unicredit. (riproduzione riservata)