L’ops di Unicredit su Banco Bpm può slittare a fine luglio. Questo è l’obiettivo dell’istituto guidato da Andrea Orcel che, come emerso nel fine settimana, ha avviato contatti con Consob per ottenere una sospensione temporanea dell’offerta.
Secondo gli advisor legali della banca (gli studi Crccd e Cintioli & Associati) la strada è percorribile alla luce di quanto previsto dall’articolo 102 del Tuf che prevede uno stop «nel caso intervengano fatti nuovi o non resi noti in precedenza tali da non consentire ai destinatari di pervenire ad un fondato giudizio sull'offerta». Si tratta di uno strumento usato molto raramente sul mercato italiano e, proprio per questa ragione, è previsto che Consob abbia 15 giorni per rispondere. È però possibile che il verdetto dell’authority presieduta da Paolo Savona arrivi in tempi più brevi, forse già entro questa settimana. A quel punto l'ops potrebbe essere congelata per un mese, presumibilmente sino alla fine di giugno, per poi riprendere e chiudersi entro luglio, subito prima della pausa estiva.
In base a quanto filtra da Piazza Gae Aulenti, l’intenzione del ceo Andrea Orcel sarebbe guadagnare tempo per la trattativa sul golden power. Con il dpcm varato prima di Pasqua il governo ha posto una serie di paletti all’integrazione tra Unicredit e Piazza Meda. Palazzo Chigi chiede all’istituto di cessare tutte le attività in Russia (raccolta, impieghi, collocamento fondi prestiti transfrontalieri) entro nove mesi, di mantenere per un periodo di almeno cinque anni il peso attuale degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani e di conservare sempre per cinque anni il rapporto impieghi/depositi praticato da Banco Bpm e Unicredit in Italia.
Le misure preoccupano Unicredit sia per l’assenza di chiare giustificazioni che per il potenziale conflitto tra la prescrizioni stesse e le strategie che garantiscono la sana e prudente gestione. L’uscita dalla Russia per esempio appare inattuabile senza distruggere valore e regalare un istituto che serve ancora clientela corporate europea. Chi negli ultimi due anni ha provato a lasciare il paese lo hanno fatto solo al costo di perdite consistenti, come accaduto per la francese Société Générale. Su queste premesse giovedì 15 è partito il confronto formale tra la banca e il Mef, anche se per il momento non si registrano progressi significativi. «Il Dpcm è quello, non si interpreta e non si modifica», fa sapere una fonte.
Con la sospensione dell’ops Unicredit punta però a guadagnare tempo che potrebbe rivelarsi prezioso sia per portare avanti la trattativa (nuovi incontri sono già in agenda per le prossime settimane e sviluppi importanti potrebbero arrivare sul fronte russo), sia per studiare opzioni alternative a partire da ricorsi legali al Tar o alla Corte di giustizia europea. Piazza Gae Aulenti potrebbe anche mettere a punto strategie per stimolare un’offerta a cui sinora ha aderito solo una minuscola parte dell’azionariato di Banco Bpm. Venerdì scorso, al termine della terza settimana dell’offerta, le adesioni sono arrivate appena allo 0,017%.
Per il momento dall’authority non arrivano reazioni ufficiali, ma è plausibile che una decisione maturi in tempi brevi per non tenere in sospeso il mercato. Di certo la mossa di Unicredit è stata accolta con polemiche in ambienti vicini a Piazza Meda. Si fa osservare per esempio che il golden power non può essere considerato come un fatto «nuovo», tale da congelare l'offerta, visto che rientra tra le condizioni di efficacia a cui Unicredit ha subordinato l'offerta. «L'applicazione pratica di una sospensione ai sensi dell'articolo 102 del Tuf può essere complessa e richiede una valutazione attenta e dettagliata da parte della Consob», ha dichiarato all'Adnkronos Flavio Notari, head of Tax Technologies Companies di Orrick.
A difesa della richiesta di Orcel però si fa notare che, in assenza di un chiarimento definitivo da parte del governo, il quadro informativo a disposizione dei soci di Banco rischia di essere incompleto e fuorviante.
Se concessa poi la sospensione potrebbe avere anche un altro effetto per Unicredit: allineerebbe temporalmente l’ops sul Banco a quella che Mps ha lanciato su Mediobanca. E qualcuno suggerisce che a quel punto, se l'offerta di Siena si arenasse o fosse ritirata, Unicredit avrebbe gioco facile nel riorientare le proprie mire verso Piazzetta Cuccia e Banca Generali. (riproduzione riservata)