
Jefferies continua a puntare su Unicredit. Dopo i conti del primo trimestre del 2024 ha aumentato le stime di utile netto del 4%/7%/6% per gli esercizi 2024/2025 e 2026, rispettivamente. Questo grazie a un margine di interesse più alto, poiché ora il broker assume un tasso medio dell’Euribor a tre mesi di circa 260 punti base nel 2026 (rispetto ai 240 punti base precedenti), e ricavi da commissioni più elevati.

Dopo un altro trimestre al di sopra delle aspettative, «ci aspettiamo che la crescita dell'utile per azione continui grazie alla redditività resiliente e ai buyback. «Prevediamo, in particolare, un tasso medio di crescita annuale composto dell'eps del 6% tra il 2023 e il 2026. Continuiamo a vedere una rivalutazione del settore quest'anno, con le banche italiane in aumento del 37% in media rispetto alle revisioni degli utili del +9%», sottolinea Jefferies (si veda il grafico). «Pensiamo che questo potrebbe continuare grazie al trend della qualità del credito favorevole e alle aspettative migliorate per quanto riguarda i tassi terminali».
Infatti, spiega Jefferies, il livello terminale è più importante dei tagli di tassi di interesse nel breve termine. Con l'avvicinarsi della riunione della Bce il 6 giugno, l'attenzione si sta spostando sugli impatti negativi dei tassi più bassi sulle banche. Allo stesso tempo, le aspettative sull'Euribor sono aumentate di 20 punti base dalla fine del primo trimestre del 2024, implicando un Euribor a 3 mesi di oltre 250 punti base nel 2026, il che dovrebbe sostenere la redditività delle banche sensibili ai tassi nel lungo termine. Di conseguenza, «abbiamo rivisto al rialzo le nostre previsioni sul margine di interesse di Unicredit in media del 2% tra il 2024 e il 2026, riflettendo i futures dell'Euribor più elevati», precisa Jefferies.
Inoltre, recentemente, Bloomberg ha riportato che Unicredit è in trattative per semplificare i propri servizi di custodia, in Germania e in Italia, che attualmente ha esternalizzato a due diversi soggetti. La banca mira infatti ad avere un unico partner per entrambi i Paesi e, in questo senso, avrebbe già preso contatti con alcune banche depositarie tra cui Bnp Paribas, Société Générale in Italia (contratto in scadenza nel 2026) e Caceis di Credit Agricole in Germania. Non è peraltro da escludere che Unicredit decida di internalizzare alcune delle attività. Il totale delle commissioni di custodia è relativamente modesto: fino a 180 milioni di euro, rappresentando circa il 2% delle entrate da commissioni/utile netto nel 2023, quindi Jefferies non si aspetta un impatto significativo da questo, anche se giudica l’attenzione continua del management dell’istituto verso sinergie e miglioramenti dell'efficienza come un aspetto positivo.

Quanto alla notizia che un tribunale di San Pietroburgo ha congelato asset russi di Unicredit per un valore di 0,5 miliardi di euro a seguito di una causa di una controllata di Gazprom, ora Jefferies ha scontato nelle sue stime una svalutazione di 0,5 miliardi di euro, che impatta negativamente le previsioni per il 2024. Tutto considerato, però, «rivediamo comunque al rialzo i nostri numeri per l’esercizio 2024 poiché stimiamo che le entrate previste più elevate compenseranno l'impatto di queste svalutazioni. Vediamo ancora la banca in grado di raggiungere l'obiettivo di un utile netto oltre 8,5 miliardi di euro per il 2024», continua Jefferies che si aspetta a fine anno ricavi totali a 23,836 miliardi di euro (14 miliardi solo di margine di interesse) contro una stima del consenso a 23,581 miliardi e utile netto pari a 8,594 miliardi (9,507 miliardi nel 2023) contro una stima del consenso a 8,710 miliardi e un dividendo di 2,11 euro per azione (yield dell’8%) rispetto ai 2,26 euro stimati dal consenso.
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In conclusione, Unicredit dispone di ampi buffer di capitale e di uno dei più alti buffer overlay tra i competitor, offrendo protezione in uno scenario di rallentamento macroeconomico e fiducia nella continuazione di un livello elevato di distribuzione del capitale agli azionisti. Unicredit è scambiata a 1 volta il mutiplo prezzo/net asset value tangibile atteso per il 2024 rispetto a un Rote del 14,5% previsto nel 2026. Dato il valore modesto del p/e (circa 6 volte le stime del 2026), «crediamo che il mercato non stia valutando adeguatamente la stabilità degli utili che deriva da tassi di riferimento strutturalmente più elevati nella zona euro, che si prevede rimarranno sopra il 2,5% per il prossimo futuro», conclude Jefferies che ha alzato anche il target price sul titolo da 41,60 a 42,70 euro (rating buy), ma nello scenario toro (cost/income al 39%, Rote al 16,6% e costo del capitale al 14,2%) il prezzo obiettivo sale a 48,30 euro. Al momento l’azione Unicredit si apprezza dell’1,11% a 36,35 euro in borsa. (riproduzione riservata)