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Unicredit ha l’azione bancaria più forte d’Europa e 10 miliardi di capitale in eccesso. Ecco perché oggi il mercato scommette sul m&a
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Unicredit ha l’azione bancaria più forte d’Europa e 10 miliardi di capitale in eccesso. Ecco perché oggi il mercato scommette sul m&a

02 febbraio 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 03 febbraio 2024, 13:59

Nel 2023 la banca piazza Gae Aulenti ha registrato il migliore total return tra gli istituti Ue, +95%. Secondo il consensus il 2023 dovrebbe chiudersi con quasi otto miliardi di utili. Il ceo Andrea Orcel smentisce ma, secondo gli analisti, il gruppo è il candidato ideale per il risiko   | Unicredit, quel precedente del 1999 dei cda convocati di domenica per le opa bancarie. E il ruolo (oggi assente) della Vigilanza

Dieci anni fa, quando il sistema bancario italiano era nel mezzo della più complessa ristrutturazione della sua storia, nessuno ci avrebbe scommesso: nel 2023 l’istituto più forte in Europa è stato Unicredit. Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, l’anno scorso le azioni di piazza Gae Aulenti hanno registrato un total return del 95%, distaccando gli altri competitor internazionali come Bnp Paribas, Santander e Deutsche Bank.

L’exploit del titolo in borsa

In borsa il titolo è cresciuto dell’83%, passando da 13,3 a 24,6 euro, per poi guadagnare un ulteriore 8% nel primo mese del 2024. Se la misurazione viene fatta sull’intero mandato dell’attuale ceo Andrea Orcel, la crescita delle azioni risulta del 213%, tre volte la performance registrata dall’indice Ftse Italia Banche e oltre otto volte quella di Piazza Affari. I conti che il cda approverà domenica 4 febbraio dovrebbero dare un ulteriore sprint al titolo, anche se in questi giorni il focus del mercato è concentrato soprattutto sulle possibili – anche se finora smentite - operazioni straordinarie.

Unicredit beneficia di un contesto macroeconomico che, nell’ultimo anno e mezzo, ha favorito tutte le banche. Il rialzo dei tassi d’interesse ha ridato smalto a una redditività rimasta al palo per oltre un decennio. Non solo la stretta monetaria è stata più rapida e intensa del previsto, ma la rigidità degli interessi passivi ha fatto crescere i ricavi con percentuali a doppia cifra.

In aggiunta la qualità del credito si è mantenuta buona, riducendo al minimo le rettifiche che negli anni precedenti avevano zavorrato i conti economici. Il combinato disposto di queste due dinamiche ha prodotto una robusta crescita dei profitti e generose politiche di remunerazione sia in termini di dividendi che di buy back.

La pioggia di cedole

Per quanto riguarda Unicredit il rote (ritorno sul capitale tangibile) è passato dal 7,5% del 2021 al 21,7% dei nove mesi del 2023, mentre agli azionisti sono andati 3,75 miliardi nel 2022 e 5,25 miliardi nel 2023. Quest’anno l’obiettivo è di 6,5 miliardi tra cedole e riacquisti di azioni, che si tradurrà in un rendimento totale superiore al 16%.

Il titolo ha beneficiato anche del forte livello di sottovalutazione che scontava all’arrivo di Orcel. Il multiplo prezzo / patrimonio è passato dalle 0,3 volte degli ultimi mesi della gestione Mustier alle attuali 0,82 volte e, se non ci saranno incidenti di percorso, potrebbe avvicinarsi a 1 nei prossimi mesi. Ridare sprint alle azioni è stato del resto uno degli obiettivi del ceo che, in diverse occasioni nel corso del suo primo mandato, ha ribadito il valore inespresso ancora presente nella banca di piazza Gae Aulenti.

Il consensus sui numeri 2023

A un’ulteriore crescita del titolo potrebbero contribuire anche i numeri del 2023. Secondo il consensus degli analisti pubblicato dalla banca i ricavi complessivi dovrebbero salire dai 20,3 miliardi del 2022 a 23,5 miliardi, con profitti in crescita da 6,5 a 7,9 miliardi. A spingere il conto economico, secondo il mercato, dovrebbe essere soprattutto il margine di interesse, atteso di poco inferiore ai 14 miliardi, mentre le commissioni nette dovrebbero attestarsi a 7,4 miliardi. Numeri quasi tutti più alti rispetto alle previsioni espresse dalla banca, a testimonianza del fatto che gli analisti rimangono ottimisti sulla capacità di Unicredit di incrementare fatturato e utili. In termini di patrimonio, il coefficiente Cet1 è previsto in area 16,5%, una percentuale che si tradurrebbe in un eccesso di capitale di circa 10 miliardi.

Con questo bilancio in tasca per Orcel non sarà difficile ottenere una riconferma dall’assemblea che il prossimo 12 aprile voterà il rinnovo del vertice. Ma Piazza Affari specula da tempo anche su un altro risultato: il rally delle azioni e la robustezza patrimoniale fanno oggi di Unicredit il candidato perfetto per avviare la prossima stagione di consolidamento nel settore.

Nelle ultime settimane il ceo ha più volte escluso scenari di m&a: «Non compriamo azioni», ha dichiarato circa un possibile interesse per la Popolare di Sondrio. E ancora: «Sappiamo cosa è strategico, ma le valutazioni sono disallineate. Quindi ci sono molti intermediari e molto rumore da parte di chi cerca di creare transazioni ma i numeri non tornano». Messaggi chiari che però non hanno spento le speculazioni sul mercato. La ragione principale sta ancora una volta nel titolo di Unicredit che nell’ultimo anno si è apprezzato più di quello dei potenziali target.

I multipli sulle altre banche

Qualche esempio? Nel febbraio 2022 piazza Gae Aulenti quotava a 4,9 volte l’azione Banco Bpm e 1,4 volte l’azione Mediobanca, mentre oggi quota rispettivamente a 5,3 e a 2,13 volte. Sempre a inizio 2022 la carta della banca di Orcel valeva 0,6 volte quella di Azimut, mentre oggi i due titoli hanno quasi lo stesso valore. In astratto il momento sarebbe ideale per un’operazione straordinaria. Una mossa del genere consentirebbe inoltre di completare quel rilancio delle attività italiane che tre anni fa Orcel aveva promesso agli azionisti storici di Unicredit, dalla Fondazione Cariverona alla famiglia Del Vecchio.

Analisti e banchieri d’affari sono però consapevoli delle criticità di un blitz. Con il cda in scadenza e un’assemblea tra appena due mesi, un’operazione straordinaria potrebbe porre un’ipoteca scivolosa sul rinnovo. Specie in presenza di quei rischi di esecuzione da cui un’operazione di m&a bancario non è quasi mai esente.

Le partite all’Est

Non solo. Un’acquisizione in Italia distrarrebbe Unicredit dalla crescita in Europa centrale e orientale che Orcel ha indicato come un obiettivo della propria strategia. C’è già chi scommette che, dopo l’accordo con la greca Alpha Bank, piazza Gae Aulenti possa lanciarsi in altri deal, approfittando delle prospettive di crescita di queste regioni. «Se ci si sposta verso l'Europa centrale e orientale, c'è crescita, piena occupazione, aumento della ricchezza. Quindi, siamo molto positivi su questa area», ha dichiarato nelle scorse settimane Orcel a Class Cnbc.

Se insomma target e tempistica sono ancora incerti, il mercato è convinto che Unicredit abbia i numeri per rimettere il moto il risiko bancario. E che possa farlo in tempi brevi. (riproduzione riservata)



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