Generali è ormai in cima all’agenda del ceo di Unicredit Andrea Orcel. Specialmente ora che si è aperto lo scenario di un possibile ritiro di Piazza Gae Aulenti dalla conquista di Banco Bpm (per motivi legati al Danish Compromise su Anima).
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, lunedì 17 il banchiere avrebbe incontrato il ceo delle Generali Philippe Donnet. I contenuti del meeting sono riservati, ma potrebbero avere a che fare con gli acquisti che hanno portato Unicredit al 5,22% della compagnia (di cui il 4,184% in diritti di voto).
L’ultimo dato è emerso proprio lunedì 17 nelle comunicazioni rilevanti della Consob, che hanno aggiornato il precedente 5,118%. La quota potrebbe ulteriormente salire senza bisogno di autorizzazioni fino al 10%. Oltre quella soglia Unicredit avrebbe bisogno della luce verde di Bce che però, spiegano fonti qualificate, non farebbe fatica a ottenere.
Su Generali è in corso un rafforzamento delle posizioni dei grandi soci. Oltre a Unicredit, anche Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha fatto sapere di aver chiesto l’autorizzazione all’Ivass di salire stabilmente sopra il 10% verso la soglia del 20%. E secondo le indiscrezioni anche il gruppo Caltagirone e Mediobanca avrebbero fatto partire gli acquisti.
Il costruttore romano, che fa asse con Delfin e che ha fortemente critica l’accordo sull’asset management siglato da Donnet con i francesi di Natixis, ha in portafoglio il 6,92% ma punterebbe come nell'ultimo rinnovo del 2022 ad arrotondare la quota a ridosso del 10%.
Piazzetta Cuccia invece ha il 13,1% e potrebbe anche rispolverare la strada del prestito titoli. Nel 2022 prese in prestito un pacchetto di oltre il 4,4% con i rispettivi diritti di voto. Così in borsa le azioni Generali, che era già nel corso del 2024 viaggiavano ai massimi dal 2008, hanno continuato a guadagnare negli ultimi tre mesi (quasi il 20%), sfiorando ora i 32,5 euro.
Scartata la lista del consiglio, Mediobanca sta preparando in vista del rinnovo degli organi sociali dell’8 maggio una propria lista in cui ripresenterà il tandem di vertice Donnet-Andrea Sironi (quest’ultimo alla presidenza). Secondo le indiscrezioni anche Caltagirone starebbe preparando un elenco lungo di maggioranza con candidato ceo alternativo, su cui le carte verrebbero tenute ancora coperte per non innescare reazioni incontrollate del mercato.
Il 32,5% degli investitori istituzionali presente nel capitale del Leone è, come nel 2022, l’ago della bilancia a Trieste: chi vuole mettere le mani sul consiglio di amministrazione delle Generali deve convincere questa grossa fetta di azionariato per chiudere la partita della governance a proprio favore.
Una Unicredit in crescita nel capitale delle Generali potrebbe ora svestire i panni di ago della bilancia e indossare quelli da protagonista, soprattutto se si considera che la banca punta al rafforzamento del proprio business sul lato delle fabbriche prodotto.
Dal gennaio 2026 diventerà effettiva, secondo i piani di Donnet, la joint venture da 1.900 miliardi di euro di Generali con Natixis, ancora archiviabile con 50 milioni di penale ma solo nel corso di quest’anno. Questo scenario, assieme alle mosse a sorpresa di Orcel, potrebbe imprimere qualche accelerazione alle manovre di Caltagirone e Delfin, la cui presa del Leone è ben vista da Palazzo Chigi, sempre con la funzione di neutralizzare l’accordo sul risparmio gestito con i francesi. (riproduzione riservata)