I conti trimestrali di Banco Bpm hanno convinto il mercato e gli analisti, ma non il vertice di Unicredit. I risultati presentati mercoledì 7 sono stati esaminati attentamente dalla banca di piazza Gae Aulenti, promotrice di un’offerta in azioni da oltre 14 miliardi sull’istituto lombardo. E sotto la lente è finito il patrimonio.
Il Banco ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un coefficiente Cet1 (capitale in rapporto alle attività ponderate per il rischio) al 14,76% che tiene già conto dell’aumento di capitale di Banco Bpm Vita, al servizio dell'operazione Anima (53 punti base). L’impatto dell’offerta in contanti da oltre 1,5 miliardi potrebbe però essere maggiore. Al deal il Banco avrebbe infatti voluto applicare il beneficio patrimoniale del Danish Compromise, ma la Bce ha detto no, e Unicredit ha chiesto un chiarimento sugli effetti dell’offerta nel nuovo contesto.
«Se anticipiamo al primo trimestre gli effetti di Anima, il Cet1 scenderebbe al 12,9% ma poiché la sgr verrà integrata nel secondo trimestre saremo in grado di generare più capitale», ha spiegato il ceo Giuseppe Castagna mentre la banca ha confermato un obiettivo di Cet1 al 13%. Gli effetti definitivi dell’operazione Anima saranno inclusi nel calcolo dei ratio patrimoniali dell’istituto solo dal 30 giugno.
Per Unicredit proprio l’incertezza relativa agli impatti residui del deal rappresentano un elemento di perplessità. Tanto più che le stime fatte dalla banca guidata da Andrea Orcel sono più pessimistiche di quelle del Banco: l’opa Anima dovrebbe far scendere il Cet1 della target al 12,32% e, per ulteriori ragioni specificate nei mesi scorsi, potrebbe calare fino a 11,66%, un livello giudicato critico da Piazza Gae Aulenti.
Sotto la lente ci sono anche i volumi del Banco. Anche se su base annua gli impieghi sono scesi di 2,8 miliardi, nel primo trimestre le esposizioni performing sono cresciute dell’1,2%, più di quanto sia aumentata la raccolta diretta. Sebbene per ora la dinamica sia del tutto sotto controllo, la perplessità di Unicredit è che il loan to deposit (rapporto tra prestiti e depositi) possa sbilanciarsi sul lato dei prestiti, mettendo sotto pressione il bilancio.
I dubbi di Piazza Gae Aulenti non sembrano condivisi dagli analisti che, al contrario, ieri hanno espresso giudizi complessivamente positivi sui numeri del Banco. Per Intesa Sanpaolo (raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 10,9 euro) i conti trimestrali sono «forti» e superiori alle attese su tutte le linee, mentre Equita (hold con target price in aumento a 9,76 euro) ha parlato di «risultati superiori alle attese per ricavi e accantonamenti per perdite su crediti».
Le critiche di Unicredit sono strumentali? Si vedrà, anche se è improbabile che a breve la banca di Orcel cambi rotta sull’ops. Nell’ordine del giorno del cda convocato per domenica 11 non comparirebbe al momento un punto specifico dedicato all’operazione, anche se non si può escludere un’integrazione o un’informativa straordinaria da parte del ceo. In ogni caso la banca avrà tempo sino al penultimo giorno dell’ops per ritirare la proposta per puntare magari verso altri target, a partire da Generali. (riproduzione riservata)