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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
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Unicredit, fonti Mef: il Tar conferma in larga parte l’impianto del golden power

12 luglio 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 22:27

Il governo accoglie con favore la sentenza del Tar del Lazio sul ricorso di Unicredit contro il golden power sull’ops su Banco Bpm e si prepara a rimodulare la durata temporale della prescrizione sul rapporto impieghi/depositi e quella sul mantenimento dei livelli di project finance

Se Unicredit esulta per l’annullamento in sede giurisdizionale, per la prima volta nella storia repubblicana, di un provvedimento di golden power, anche il governo «accoglie con favore la sentenza» del Tar del Lazio sul ricorso della banca guidata da Andrea Orcel contro il dpcm del 18 aprile scorso che imponeva pesanti prescrizioni per Piazza Gae Aulenti nell’ops su Banco Bpm.

Riconosciuto l’elemento della sicurezza nazionale

Fonti del ministero dell'Economia fanno trapelare che la sentenza «conferma in larga parte la legittimità e dunque l'impianto del golden power in particolare nei suoi punti qualificanti, l'obbligo per Unicredit della dismissione degli asset in Russia entro 9 mesi e il mantenimento dei titoli italiani in Anima».

«Viene dunque riconosciuta – concludono le stesse fonti – la sicurezza economica come elemento di sicurezza nazionale: un principio fondamentale che è alla base del golden power in questione e che sarà sempre più importante anche in futuro».

Governo pronto a rimodulare le prescrizioni bocciate 

Al Tesoro dunque ritengono legittimo l’esercizio del potere di imporre prescrizioni sull’operazione della seconda banca italiana e si preparano a rimodulare la durata temporale della prescrizione relativa al mantenimento per 5 anni del rapporto impieghi/depositi e quella temporale della prescrizione relativa al mantenimento del livello del portafoglio di project finance. Mentre restano ferme infine secondo le fonti le prescrizioni relative alla partecipazione detenuta da Bpm in Anima Holding e alle attività finanziarie di Unicredit in Russia. 

Le reazioni politiche

Soddisfatta anche la maggioranza. Per Matteo Gelmetti, senatore di Fratelli d'Italia, «la sentenza ha parlato in modo inequivocabile: le prescrizioni imposte dal governo sono pienamente legittime, fondate e proporzionate. Il Tribunale ha confermato, senza possibilità di interpretazioni ambigue, la correttezza e la coerenza delle scelte assunte dall'esecutivo a tutela dell'interesse nazionale. Dopo mesi di attesa e incertezza, è ora che Unicredit si assuma le proprie responsabilità. Non si può più tollerare che un'operazione iniziata quasi quattro mesi fa - la più lunga opa della storia bancaria italiana - continui a tenere sotto scacco una delle realtà più attive del nostro sistema finanziario. Il termine ultimo per decidere è fissato al 23 luglio: o la banca rilancia formalmente l'offerta su Banco Bpm, oppure si ritira. Ogni ulteriore tentennamento sarebbe incomprensibile e dannoso».


Di diverso avviso invece il M5S. «Il Tar ha confermato ciò che avevamo denunciato con un'interrogazione al governo: l'esercizio del golden power sull'ops è stato, in parte, sproporzionato e privo di basi giuridiche solide. Il governo Meloni ha agito con discrezionalità a tutela degli interessi di qualcuno e a discapito del mercato bancario, scoraggiando gli investimenti», commenta invece il vicepresidente del movimento grillino Mario Turco.

«Il Tar - riprende - ha smontato due delle quattro condizioni fissate da Palazzo Chigi, confermando i dubbi da noi sollevati in più interrogazioni parlamentari, da me presentate, senza ricevere risposta dall'esecutivo. I vincoli posti da esso sono stati ritenuti eccessivi sull'operatività bancaria perché nulla avevano a che fare con la tutela dell'interesse strategico nazionale. È la prova che il golden power è stato usato in modo arbitrario e incoerente». 

«Il Governo ha imposto limiti pesanti a Unicredit, mentre è rimasto immobile di fronte ad altre operazioni come l'ingresso di Crédit Agricole in Banco Bpm o il risiko Mediobanca-Mps. Una gestione politica opaca, che crea incertezza normativa, mina la concorrenza e danneggia l'economia reale, screditando l'Italia a livello internazionale. Ora il ministro Giorgetti chiarisca in Parlamento perché ha agito in modo così squilibrato, con quali criteri e interessi sottesi», conclude Turco. (riproduzione riservata)



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