Dovevano servire a mediare con il governo, serviranno invece a combattere. I 30 giorni in più concessi dalla Consob a Unicredit verranno usati da Andrea Orcel per portare l’esecutivo davanti al Tar, e la maggioranza di governo non ci sta. «Con questo atteggiamento mi sembra improbabile che si possa cambiare opinione», taglia corto, in un’intervista concessa a Class Cnbc, Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze e responsabile economico di Fdi.
E se Unicredit precisa che la banca «rimane alla ricerca di un percorso reciprocamente condiviso», Osnato spegne gli entusiasmi. «Con la sua presa di posizione Orcel accusa il governo di aver sbagliato tutto. In queste condizioni è difficile parlarsi».
Le regole imposte dall’esecutivo, insomma, sembrano destinate a rimanere tali. Compresa quella che impone l'attuale mantenimento del livello di titoli di Stato nelle casse della futura banca che dovesse nascere dall'operazione di acquisto.
«Il governo lavora a un percorso di efficientamento di finanza pubblica che coinvolge anche i propri titoli di debito. E gli istituti bancari in questi anni sono stati tutelati anche grazie ai sacrifici degli italiani. Se la richiesta di mantenere i titoli in cassa dà fastidio a Unicredit, significa che pensava di disfarsene. E questo avrebbe un effetto negativo sulle nostre finanze», ricorda Osnato non senza malizia.
E a testimoniare il livello di tensione, Osnato si fa provocatorio: «La domanda va ribaltata. Chiederei a Orcel perché è cosi infastidito da una richiesta ragionevole».
Pochi spazi, insomma, per una mediazione. Testimoniati anche dall’innalzamento del livello dello scontro. Dopo Orcel, infatti, a finire nel mirino della maggioranza di governo è Paolo Savona, il presidente della Consob che ha deciso di concedere una pausa a Unicredit: «Ad ascoltare i rumors che provengono dall’Authority sembra che l’unanimità sulla decisione non ci fosse. Ed è stato proprio il presidente Savona a far pendere la bilancia del voto per Unicredit», dice Osnato. Una circostanza che l’onorevole definisce «sorprendente»: «Mi stupisce che chi parla di mercato libero e indipendente si comporti in questo modo» spiega rferito a Savona.
Un attacco diretto, che contribuisce a un altro episodio di escalation. «Se non sono gradito sono pronto ad andarmene», dice il presidente Savona da Trento, dove lo raggiungono le posizioni della maggioranza di governo. (riproduzione riservata)