Nelle due settimane decisive per le sorti del salotto buono della finanza italiana che parte da Mediobanca e arriva fino a Generali c’è una figura che, pur non giocando per ora da protagonista, potrebbe presto diventarlo. È l’amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel che lo scorso anno ha aperto un doppio fronte sul risiko bancario, in Germania prima e in Italia poi. Secondo quanto può rivelare MF-Milano Finanza il banker ha una strategia molto chiara sui tre obiettivi che si era dato e che intende continuare a perseguire: Banco Bpm, Commerzbank e Generali. Un triplete finanziario di complessa realizzazione.
Il primo appuntamento in calendario è l’assemblea del 24 aprile del Leone per la governance della compagnia assicurativa, un evento per cui Orcel non scenderà immediatamente in campo da protagonista, ma potrebbe giocare un ruolo da arbitro. Il banchiere del resto avrà le mani libere visto che il nuovo duello a Trieste dovrebbe arrivare dopo il responso sul golden power (il 22 aprile scadono i termini, ma la decisione potrebbe esser presa già dal Cdm di venerdì 18). In tal caso il governo disporrà di uno strumento di pressione in meno per condizionare l’esito dell’assise.
Cosa farà Orcel con la sua quota di Generali che secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza è fra il 6 e il 7%? La partecipazione può far da ago della bilancia fra il vincitore del passato Philippe Donnet, sostenuto da Mediobanca e in corsa per il quarto mandato, e lo sconfitto del passato Francesco Gaetano Caltagirone. Considerando che alle attuali quotazioni il pacchetto del Leone in portafoglio a Unicredit vale oltre 3 miliardi di euro e che l’investimento ha una forte rilevanza anche reputazionale, la linea sarebbe quella di prendere una decisione che sia nell’interesse della compagnia giuliana.
Con chi si schiererà quindi il capo di Unicredit? Per ora viene ritenuto improbabile solo un voto per Assogestioni, ma le scelte definitive arriveranno all’ultimo, visto che lo scenario è incerto e il fronte in continua evoluzione. In ogni caso la partecipazione - subito definita dal banker romano «finanziaria» e costruita in un iniziale spirito di neutralità - peserà sugli equilibri.
Addirittura, secondo alcuni calcoli, il ruolo di Piazza Gae Aulenti è così importante che, in un’assemblea con affluenza record come nel 2022 (capitale depositato al 70,7%), anche un’astensione potrebbe favorire la lista di Mediobanca che arriverebbe così prima grazie al voto degli istituzionali. Sarebbe un bis di quanto avvenuto tre anni fa quando il 39,5% del capitale si schierò (contro il 29,5%) a favore della riconferma di Donnet.
Archiviata la partita Generali, la prossima scadenza per Unicredit sarà il lancio dell’ops su Bpm. Si parte il 28 aprile e sarà un’offerta «lunga»: il prospetto ha fissato come termine del periodo di adesione il 23 giugno, optando per la massima durata consentita (35 giorni), salvo un ritocco di altri 10 giorni.
Orcel andrà fino in fondo? Senza il Danish Compromise su Anima e cambiate in corsa le condizioni dell’ops, il banchiere - che nel prospetto si è riservato la possibilità di non procedere - ha le mani libere: il passo indietro potrà arrivare fino a due giorni prima dal termine dell’offerta, come anche il ritocco del corrispettivo messo sul tavolo da Piazza Gae Aulenti.
Nel frattempo, l’8 maggio il Banco alzerà il velo sulla trimestrale, fotografia che potrebbe fornire ulteriori elementi utili alle valutazioni del numero uno di Unicredit. Nel caso in cui invece Orcel proceda con l’operazione (sembra determinato anche se «non a tutti i costi»), resterà da vedere poi come impatterà sui conti della seconda banca italiana, se sul primo o sul secondo semestre. Non è escluso poi che si ricorra a un settlement per arrivare al primo luglio e contabilizzare così il deal nel terzo trimestre.
Unicredit ha diversi dubbi che la rendono molto cauta sul dossier. Il primo è che, dopo l’opa su Anima e senza Danish, il Banco non abbia un capitale sufficiente per remunerare gli azionisti e soprattutto per crescere. Ecco perché Orcel ha chiesto a Piazza Meda di fare chiarezza sulle misure di mitigazione patrimoniale annunciate per riportare il Cet1 al 13% rispetto all’11,7% stimato dal potenziale compratore post-operazione Anima.
Il secondo dubbio è che, dopo l'opa, alcuni partner storici di Anima possano rivedere le proprie politiche di distribuzione ridimensionando il contributo della sgr. Sotto la lente di Orcel ci sono poi alcuni indicatori del target, dal livello degli npl al rapporto tra prestiti e depositi fino alla consistenza degli overlays, cioè gli extra accantonamenti. Quando arriveranno queste informazioni? L’auspicio di Unicredit è che il Banco, magari dietro richiesta diretta della Consob, possa fare chiarezza in tempi brevi e che non si debba aspettare la semestrale di agosto, quando ormai l’ops sarebbe già chiusa.
Infine il terzo fronte è UniCommerz. Piazza Gae Aulenti ha appena ricevuto - e in anticipo rispetto alle attese (la procedura avrebbe potuto trascinarsi fino a ottobre) - il disco verde dell’Antitrust tedesco all'acquisizione del 29,9% della banca di Francoforte, forse sulla carta l’autorizzazione più ostica mentre ora, governo tedesco a parte, la strada è in discesa (mancano ancora un paio di autorizzazioni). In Germania l’orizzonte è più lungo.
Nel caso in cui Orcel dovesse decidere di lanciare un'opa, come richiede la legge tedesca per partecipazioni dal 30% in su, la banca italiana dovrà prima di tutto chiedere una nuova autorizzazione alla Bce/Ssm, con la presentazione di un business plan e la struttura della nuova banca nata dalla fusione delle due entità. Su entrambe le operazioni bancarie deciderà l’Antitrust europeo. L’affondo, come fatto capire dalla stessa Unicredit, scavallerà perciò il 2025. (riproduzione riservata)