Dopo la Bce, anche l’Antitrust tedesco dà luce verde alla scalata di Commerzbank da parte di Unicredit. Lunedì 14 aprile il Bundeskartellamt ha permesso alla banca italiana – che in Germania controlla già la banca Hvb – di aumentare la propria partecipazione diretta in Commerzbank sino al 29,99% del capitale sociale e dei diritti di voto correlati a tale partecipazione.
L’authority spiega in una nota che «la fusione interessa mercati o segmenti che possono essere definiti su base sovraregionale. Ciò vale in particolare per i prestiti destinati al cosiddetto mercato medio superiore, ossia alle pmi con un fatturato relativamente elevato, e per le attività di commercio estero sostenute dalle banche, nella misura in cui le imprese interessate sono attive nell'importazione e/o nell’esportazione».
«Questi servizi – continua l’Antitrust – sono richiesti prevalentemente alle banche nazionali. L'authority ha condotto indagini approfondite sui principali concorrenti, come Deutsche Bank, DZ Bank, Helaba, Lbbw e BayernLB, al fine di esaminare le strutture dei fornitori e i processi concorrenziali. Sono stati inoltre condotti colloqui con la banca di sviluppo (Kreditanstalt für Wiederaufbau - KfW) e con le associazioni di Pmi che rappresentano gli interessi delle società interessate».
Per quanto concerne «il segmento dei prestiti sindacati alle pmi – continua la nota – sebbene le parti coinvolte abbiano una posizione di mercato significativa in questo settore, esistono alternative nazionali sotto forma dei già citati istituti attivi a livello nazionale. Inoltre, anche le banche estere stanno entrando in questo segmento con l'aumento dei volumi di prestito. Per alcuni mutuatari della fascia media superiore del mercato, esistono anche opzioni di finanziamento alternative, come i prestiti cambializzati o le obbligazioni, a seconda delle specifiche esigenze di finanziamento».
Nelle scorse settimane Unicredit aveva già ottenuto il via libera Bce per scattare al 29% di Commerzbank. La quota però non è stata ancora convertita interamente in azioni proprio per la mancanza di alcuni via libera tra cui proprio quello dell’Antitrust. Ora il passaggio appare più vicino, anche se la nota diffusa sempre ieri da Unicredit suggerisce un approccio prudente: «Unicredit rimane concentrata sull’esecuzione della seconda fase del proprio piano strategico Unicredit Unlocked. Commerzbank rimane un investimento, con protezione da eventuali ribassi. Unicredit si è assicurata l'opzionalità di poter eseguire l'operazione solo se rispetterà i suoi rigorosi parametri finanziari e se migliorerà il suo stimolante piano di base», conclude la nota.
La prudenza della banca italiana è giustificata anche dal nodo politico. Da Berlino non arrivano segnali incoraggianti sull’operazione. «Continueremo a sostenere gli sforzi di Commerzbank per mantenere la propria indipendenza», aveva dichiarato a metà marzo un portavoce del ministero delle Finanze. Anche per questa ragione, l’orizzonte temporale di una eventuale aggregazione per Unicredit resta quello del 2026. (riproduzione riservata)