Commerzbank, al centro delle attenzioni per la scalata di Unicredit, delude le attese nel terzo trimestre con un utile netto di 591 milioni di euro, in calo del 7,9% rispetto ai 642 milioni dello stesso periodo del 2023. Ma prepara nuove difese contro gli italiani, a partire da un nuovo piano di acquisto di azioni d 600 milioni che si aggiunge al miliardo già deliberato.
Il risultato netto è stato inferiore alle stime degli analisti, che si aspettavano 659 milioni, secondo il consensus pubblicato dalla stessa banca. In apertura alla borsa di Francoforte il titolo dell’istituto cala del 2,75%.
La contrazione dei profitti è dovuta principalmente all’aumento dell’aliquota fiscale effettiva, salita dal 22% al 36%, e alla crescita dei costi operativi, aumentati del 5% nel trimestre. A incidere sono stati soprattutto i maggiori oneri per il personale, dopo mesi di tensione sindacale legati al piano di ristrutturazione in corso.
Nonostante la flessione dell’utile, Commerzbank ha annunciato nuove mosse per rafforzare la fiducia degli investitori. Il gruppo ha richiesto l’autorizzazione a un nuovo riacquisto di azioni proprie fino a 600 milioni, in continuità con la politica di remunerazione avviata lo scorso anno.
Inoltre, la banca ha alzato la previsione di margine d’interesse per il 2025 da 8 miliardi a 8,2 miliardi di euro, segnale della solidità del core business nel contesto di tassi ancora relativamente elevati. «Abbiamo generato un forte slancio negli ultimi dodici mesi», ha dichiarato la ceo Bettina Orlopp, ribadendo la determinazione del gruppo a proseguire come entità indipendente.
Sul piano strategico, Commerzbank continua a difendere la propria autonomia in un momento di crescente pressione da parte di Unicredit, che ha già raggiunto il 26% del capitale e punta ad avvicinarsi al 29% nelle prossime settimane.
L’istituto guidato da Andrea Orcel mira da mesi a un’aggregazione per creare un gruppo bancario paneuropeo di peso, ma incontra una ferma opposizione da parte del management tedesco, dei dipendenti e del governo federale, che considera la banca strategica per il sistema economico nazionale.
Per contrastare le mire italiane, il board di Francoforte ha varato un piano di ristrutturazione che prevede 3.900 esuberi, quasi tutti in Germania, volto a ridurre i costi e a migliorare la redditività. L’obiettivo dichiarato è dimostrare al mercato - e ai propri azionisti - che Commerzbank può crescere e distribuire valore anche senza un’integrazione esterna.
La battaglia tra Francoforte e Milano non è solo industriale ma anche politica. Berlino teme che una fusione con Unicredit possa comportare la perdita di un presidio finanziario nazionale, mentre Roma e i mercati vedono nell’operazione una naturale evoluzione del consolidamento bancario europeo.
Nel frattempo, Commerzbank punta a guadagnare tempo e credibilità, mostrando risultati operativi solidi e una politica di capitale orientata alla remunerazione degli azionisti. Ma il raffreddamento dell’utile rischia di rendere più difficile il compito della ceo Orlopp: convincere il mercato che la strategia stand-alone può competere con l’offerta - più aggressiva e finanziariamente potente - di Unicredit. (riproduzione riservata)