Dopo il nuovo balzo nel capitale di Commerzbank, Unicredit mette in sicurezza la partecipazione potenziale acquisita sinora. Poco prima di Natale la banca guidata da Andrea Orcel ha annunciato l’attivazione di un grosso pacchetto di prodotti derivati dopo quello già opzionato a settembre.
Complessivamente la quota è così passata dal 21 al 28%, con solo il 9,5% in azioni e il resto (18,5%) in prodotti strutturati, per lo più total return swap. In seguito, come riferito da Bloomberg, Unicredit ha chiamato i banker di Citi per coprire parte dell'aumento di partecipazione.
Tipicamente nei total return swap la banca si rivolge a un intermediario finanziario che è già in possesso delle azioni o che le acquista sul mercato o nelle dark pools dagli investitori istituzionali. L’istituto si impegna poi a cederle entro una data prestabilita e a un valore prefissato e versa in cambio un importo che comprende il costo del funding e il rischio di controparte. Per coprirsi dal rischio di prezzo viene spesso realizzata una forma di hedging sulla partecipazione, come per l’appunto ha fatto da Unicredit con Citi che detiene il 5,1% dei diritti di voto in Commerzbank tramite strumenti finanziari. In precedenza Orcel aveva realizzato un’operazione simile con Jefferies per i derivati aperti in autunno con Barclays e Bank of America.
Nel frattempo, dopo la pausa delle feste, entra ora nel vivo il lavoro istruttorio della Bce per l’autorizzazione sulla salita al 29,9%. Per due mesi la partita è stata gestita dalla Bafin che in dicembre ha completato la raccolta del filing e lo ha trasmesso all’Eurotower. Da quel momento è scattato il periodo di 60 giorni lavorativi (prorogabile di ulteriori 30 giorni) entro il quale Bce potrà dire sì alla scalata. Il verdetto è atteso entro metà marzo.
A disciplinare la materia è la direttiva Crd IV del 2013 che pone diversi paletti agli istituti. In primo luogo il consiglio di vigilanza valuta la reputazione della banca compratrice in termini di affidabilità e competenza, concentrandosi sul suo track record nell'industria finanziaria.
Un altro aspetto monitorato con grande attenzione è la solidità: la banca compratrice deve essere finanziariamente robusta e in grado di supportare l'istituto target nel futuro prossimo senza squilibri o situazioni di tensione. Particolare attenzione viene dedicata anche al progetto industriale del compratore che alla domanda deve includere un piano di sviluppo, con informazioni di dettaglio sugli scopi strategici della scalata.
A un certo punto l’iter autorizzativo viaggerà in parallelo a quello per l’ops che Unicredit ha lanciato sul Banco e che, dopo l’analisi preliminare di Bankitalia, passerà tra gennaio e febbraio al vaglio della Bce.
Con la conversione in azioni e qualche ulteriore acquisto sul mercato la banca italiana avrà in mano quasi il 29,9% di Commerzbank, una partecipazione sufficiente per esercitare un controllo di fatto. La quota sarà infatti più che sufficiente per determinare l’esito delle assemblee straordinarie (dove la maggioranza qualificata in Germania è stabilita al 75%) e porre il veto su tutte operazioni non gradite, a partire da eventuali aggregazioni. L’effetto sarà insomma quello di bloccare la potenziale preda in vista del potenziale lancio di un’offerta pubblica. (riproduzione riservata)