Dopo il Tar anche la Commissione europea interviene a gamba tesa sul decreto del golden power del governo Meloni che ad aprile aveva imposto pesanti prescrizioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm. Dopo le indiscrezioni della scorsa settimana, è arrivata la lettera della Dg Comp all’Italia in cui l’esecutivo di Bruxelles esprime il suo parere preliminare secondo cui il dpcm del 18 aprile 2025 di Palazzo Chigi «potrebbe costituire una violazione dell'articolo 21 del Regolamento Ue sulle concentrazioni e di altre disposizioni del diritto dell'Ue, tra cui quelle sulla libera circolazione dei capitali e sulla vigilanza prudenziale da parte della Banca Centrale Europea».
La notizia è stata data dal portavoce della Commissione Europea, Thomas Regnier, durante il consueto briefing quotidiano con la stampa. Ora il governo italiano potrà rispondere (con limite massimo di 15 giorni) e solo in un secondo momento ci sarà un'eventuale decisione da parte di Bruxelles che diventerà però immediatamente esecutiva. Anche se difficilmente la conclusione della procedura (l’altra in corso sul tema a Bruxelles è quella del sistema EuPilot) arriverà prima della chiusura a Piazza Affari dell’offerta di Unicredit prevista il 23 luglio. La valutazione preliminare invita infatti l'Italia «a presentare le proprie osservazioni» e «in base alla risposta dell'Italia alla valutazione preliminare e alla sentenza del Tar, la Commissione valuterà i prossimi passi».
In queste settimane il dialogo fra Roma e la Dg Comp è stato continuo. Regnier ha ricordato che «il 26 maggio 2025, la Commissione ha inviato una richiesta di informazioni all'Italia per una migliore comprensione del decreto. L'Italia ha risposto l'11 giugno. Dopo aver valutato attentamente la risposta dell'Italia, la Commissione conclude in via preliminare che il decreto potrebbe violare l'articolo 21 del Regolamento Ue sul Mercato Interno».
Il dpcm - che è stato in parte annullato sabato 12 luglio anche dalla magistratura amministrativa - aveva fissato dei paletti alla scalata di Unicredit sul Banco in relazione al rapporto depositi/impieghi di Bpm per cinque anni, alla salvaguardia dell'attività di project financing (con limite temporalmente indefinito), al divieto a vendere titoli di Stato italiani da parte della controllata Anima e aveva richiesto l’uscita dalla Russia (per questioni di sicurezza nazionale) entro nove mesi (gennaio 2026).
Il 19 giugno, la Dg Comp guidata dalla vice presidente esecutiva Teresa Ribera aveva invece acceso il disco verde all’ops della banca guidata da Andrea Orcel imponendo però a Unicredit alcune condizioni soft come la vendita di 209 filiali, pari al 14% dell’intera rete di Banco, per la sovrapposizione di sportelli in alcune aree del Nordest italiano.
Il regolamento sulle concentrazioni – ha aggiunto il portavoce di Bruxelles - «stabilisce che in casi specifici gli Stati membri hanno la capacità e la facoltà di imporre determinate condizioni, ad esempio, quando lo Stato ha un interesse legittimo, o quando una fusione presenta un potenziale rischio per la sicurezza pubblica. Questo è anche quanto è stato sollevato dal decreto» italiano su Unicredit. «Ora secondo la nostra valutazione preliminare, abbiamo dubbi che questo decreto soddisfi effettivamente le condizioni stabilite e stabilite nell'articolo 21 del regolamento» Ue. Dunque, secondo Bruxelles il rischio per la sicurezza pubblica conseguente a una fusione fra Unicredit e il Banco non sarebbe reale.
Immediata la replica di Palazzo Chigi. «In merito alla lettera della Commissione Ue sull'applicazione dei poteri speciali all’offerta di UniCredit per Banco Bpm, il governo italiano con spirito collaborativo e costruttivo risponderà ai chiarimenti richiesti così come già fatto in sede giurisdizionale dinanzi al Tar nei termini e con motivazioni ritenute già legittime dai giudici amministrativi», è stata la risposta, affidata ad una nota ad hoc, dell’esecutivo.
Per il vicepremier Matteo Salvini «l'italia può e deve normare come ritiene senza che da Bruxelles nessuno si permetta di intervenire». «Penso che la Ue – ha aggiunto il ministro dei Trasporti – abbia cose più importanti delle quali occuparsi, per esempio trattare con Usa. Quindi invece di rompere le scatole al governo italiano su balneari, spiagge, motorini, auto elettriche e banche si occupi di poche cose, serie e lo faccia bene».
Nel weekend il Tar del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso presentato da Piazza Gae Aulenti smontando due delle prescrizioni golden power e, in particolare, quelle relative alla predefinizione del rapporto impieghi/depositi e al mantenimento sine die del livello del project financing. La terza prescrizione (quella su Anima) è stata interpretata in modo meno vincolante, trasformandosi da obbligo a indicazione programmatica. Mentre è rimasta intatta quella sulla Russia. Secondo i giudici amministrativi il governo dovrebbe ora emettere un nuovo dpcm che sostituisca e integri quello che è stato annullato.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, all’interno del governo le posizioni sono diverse. Il Tesoro non avrebbe intenzione di scrivere un nuovo decreto, mentre la struttura di Palazzo Chigi sta valutando il da farsi. Al giro di boa a Piazza Affari Unicredit, che nelle prossime ore convocherà un cda per capire come procedere sull’ops, viaggia sulla parità a 57,97 euro mentre Banco Bpm corre, portando a casa un guadagno di oltre il 3,5% a 10,38 euro. (riproduzione riservata)