Sono ore cruciali per l’ops di Unicredit su Banco Bpm. Dopo i quaranta giorni canonici e il mese di sospensione concesso da Consob, mercoledì 23 l’operazione arriverà a scadenza. E martedì 22 il cda dell’istituto guidato da Andrea Orcel sarà chiamato a decidere che strada seguire.
Sul mercato si scommette su una revisione dell’offerta per aggirare gli ostacoli normativi e regolamentari. Una parte significativa degli investitori istituzionali del resto crede nel razionale industriale dell’operazione e non vedrebbe con favore un passo indietro da parte di Orcel. Il problema però è come aprire questa fase due.
Una nuova sospensione, sulla falsariga di quella già concessa in primavera, sembra difficile da ottenere. Consob ha lasciato intendere di guardare con perplessità a estensioni temporale che non siano accompagnate da cambiamenti nell’ops. Da qui nasce l’idea di una proroga con rilancio: una soluzione ponte che permetterebbe a Unicredit di guadagnare una quindicina di giorni.
A cavallo del fine settimana però si è iniziato a ragionare su una terza ipotesi, che potrebbe imporsi al cda di oggi: lasciar decadere l’offerta nella sua forma attuale, per poi lanciarne un’altra a distanza di pochi giorni. Nella nuova versione potrebbero cambiare non solo il prezzo, ma anche altri aspetti strutturali dell’ops, trasformandola in un’operazione diversa rispetto a quella annunciata nel novembre scorso.
In questo modo, resettando il contatore, la banca si garantirebbe tutto il tempo necessario per chiarire gli aspetti ancora controversi, a cominciare da quelli legati al golden power. Il Tar del Lazio ha recentemente annullato due delle quattro prescrizioni contenute nel dpcm di Pasqua, facendo decadere l’intero provvedimento. A rincarare la dose ci ha pensato la Dg Comp della Commissione Europea che ha contestato duramente le condizioni imposte dal governo italiano a Unicredit.
Dopo la ricezione della lettera Palazzo Chigi ha venti giorni lavorativi per rispondere, il che porta idealmente all’11 agosto. Poi toccherà all’Antitrust Ue pronunciarsi, con tempi tecnicamente discrezionali: nel caso Vig/Aegon in Ungheria, bastarono appena 15 giorni per chiudere il dossier. Se si replicasse quel precedente, la partita potrebbe concludersi già entro martedì 26 agosto.
È evidente, insomma, che Unicredit ha bisogno di tempo e che solo una riformulazione vera e propria dell’offerta potrebbe offrire le condizioni per attendere la fine di questo iter. Ma un passo del genere, se confermato, non sarebbe privo di controindicazioni. La decadenza dell’attuale ops farebbe cadere i vincoli della passivity rule che finora hanno impedito a Banco Bpm di cercare alternative. L’amministratore delegato Giuseppe Castagna potrebbe quindi giocare una carta a sorpresa per sbarrare la strada a Orcel.
Quale? L’ipotesi di una fusione con Montepaschi - già valutata a fine 2024 - appare oggi poco praticabile, anche perché la banca senese è impegnata in prima linea nella scalata a Mediobanca. Gli occhi dei banker, piuttosto, si rivolgono verso Parigi. Il Crédit Agricole, che detiene già il 19,8% di Banco Bpm, ha appena chiesto alla Bce l’autorizzazione a superare la soglia del 20%. Forte dei rapporti privilegiati con il Tesoro italiano, l’istituto francese potrebbe tentare una mossa ambiziosa, magari un’operazione di scambio tra azioni del Banco e parte della rete sportelli italiana del gruppo francese.
Anche in uno scenario instabile però Orcel è determinato a portare avanti i suoi progetti di m&a. Il banchiere non vuole mollare la presa né su Banco Bpm, né su Commerzbank (di cui detiene già quasi il 20%). A Francoforte, nonostante l’opposizione della banca tedesca e le critiche del cancelliere Friedrich Merz, Unicredit sarebbe pronta a convertire l’ultima tranche di derivati per portare la propria partecipazione fino al 28%.
Nonostante i veti imposti dal golden power italiano e le resistenze che arrivano da Berlino, Orcel resta convinto che, alla fine, sarà il mercato a dettare le regole. Per convincere gli investitori, secondo il banchiere, potrebbero bastare condizioni economiche più allettanti, un obiettivo che Unicredit ha tutte le risorse per centrare. (riproduzione riservata)